La protesta dei fannulloni (o come il numero di manifestanti traboccò Piazza Castello)

Gli studenti degli atenei italiani che hanno protestato nei giorni scorsi contro il decreto legge Gelmini sono stati tacciati come fannulloni dal Presidente del Consiglio. Questa mattina, nelle piazze e nelle strade di tutta Italia, studenti e lavoratori hanno unito le proprie forze e manifestato all’Italia il disagio per una manovra che rende il futuro dell’università molto più grigio di quello presente.

Non mi dilungherò sui contenuti del decreto, il cui ampio respiro dovrebbe esservi già noto (in caso opposto informatevi spegnendo la TV e facendo riferimento al più vicino studente universitario). Piuttosto, riporterò le impressioni e le foto che ho scattato alla manifestazione di Torino di oggi, giovedì 30 ottobre 2008. Che la partecipazione non sfumi e la memoria non ci abbandoni.
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3 comments October 31st, 2008 at 12:20amdark

Pausa forzata

Incombenti scadenze scolastico-lavorative, (giustamente) rimandate nei due scorsi week-end, mi impongono a sospendere temporaneamente le trasmissioni di questo blog. Di cose da dire ce ne sarebbero tonnellate: Parigi, le manifestazioni studentesche, l’alienazione… Ma per ora (spero solo per il week-end) sarà silenzio radio e le vostre riceventi cattureranno solo rumore statico.

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Add comment October 28th, 2008 at 09:40pmdark

Delayed epiphany

Che bello scoprire le cose in ritardo. Che bello capire dopo troppo tempo. Che bello dover ridare un senso a tutto ciò che è successo. Questo tipo di epifania ti fa riscoprire la prospettiva delle cose, e, a volte, apprezzare ancora di più l’ambiente circostante. Che bello.
Certo, l’impatto è un po’ bello e terribile (sublime :) ), ma è giusto che sia così, soprattutto se uno ha certi occhi… gli occhi di chi ama.

Per evitare ambiguità: Epifania nel senso di Joyce ;) (altre info in inglese)

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Add comment October 23rd, 2008 at 08:30amdark

Migranza

Mentre le soleggiate campagne corrono accanto al mio finestrino, mentre gli ulivi lasciano il passo a nebbiosi vitigni, mentre il sole stanco decide di terminare i propri doveri oltre l’orizzonte occidentale, mentre il mio personale contachilometri della settimana raggiunge e supera quota duemila, mentre la locomotiva dell’Eurostar City 9754 dimostra tutta l’abilità dell’uomo di (costruire macchine che possano) convertire energia elettrica in energia cinetica, la parola che più spesso mi viene in mente (a meno quelle da lei recentemente pronunciate) è “migranza”.
La nostra società pretende di catalogarci stampando sul nostro documento d’identificazione la nostra cittadinanza e la nostra residenza: senza saperlo (e soprattutto senza volerlo) veniamo catapultati in un mondo in cui queste due sole informazioni decideranno una sostanziale porzione della nostra vita. Maggiormente nella società occidentale, che ha dimenticato lo status di nomade da svariate decine di migliaia d’anni, queste due caratteristiche hanno un peso determinante su quanti anni possiamo aspettarci di vivere, contro quanti e quali sacrifici dovremo lottare, quali saranno gli individui e le cose che maggiormente di rallegreranno, eccetera… L’ambiente farà il resto con il passare del tempo, ma (potremmo pensare) tipicamente esso non cambia durante la nostra esistenza. Ma in ogni caso saranno proprio queste sensazioni, questi umori, queste talvolta inesprimibili combinazioni di cause, impresse nella nostra memoria e nelle nostre viscere, a determinare chi siamo e saremo.
Beh, insomma. Più o meno.
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Add comment October 22nd, 2008 at 12:37amdark

Carpe diem

Carpe diem non vuol dire vivere alla giornata senza pensare al domani e senza lungimiranza; vuol dire, invece, saper sfruttare tutte le possibilità che i nostri giorni ci offrono, senza lasciarcene sfuggire alcuna.”
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2 comments October 19th, 2008 at 06:00amdark

“Vendo rene e midollo”: disoccupato cerca i soldi per tornare in Puglia

Navigando distrattamente tra i miei feed RSS, tentando di concentrarmi su Prado e sulla nottata, trovavo questo articolo sul sito del Corriere della Sera.

TORINO - «Vendo un rene e midollo osseo. Se interessati telefonare a 338…..Astenersi perditempo. Un adulto». È la scritta apparsa giovedì sera su alcuni foglietti affissi davanti alle entrate dell’ ospedale Molinette di Torino, il più importante ospedale della Regione Piemonte. Quando il personale dell’ ospedale, venerdì mattina, se ne è accorto i foglietti sono stati tolti e sono stati chiamati i carabinieri. Contattato telefonicamente, il protagonista della vicenda è apparso lucido e molto cosciente di quanto fatto e scritto: «So benissimo che con un rene si può vivere benissimo, mi sono documentato, mi auguro davvero che qualcuno mi chiami, non mi tiro certo indietro, inoltre trovo giusto poter aiutare una persona malata che con il mio rene e con il mio midollo osseo potrebbe vivere molto meglio. In cambio io voglio il denaro necessario per me per sopravvivere e tornare al mio paese in Puglia».

«MI SERVONO SOLDI PER TORNARE IN CAMPAGNA» - Disoccupato da tre anni, appena compiuti 57 anni, separato da tempo, l’estensore del messaggio si dice offeso dallo stato italiano: «sono andato a cercare lavoro in Regione, mi hanno detto che cercano 4mila persone tra operai, muratori, tecnici, ma che io non ho i requisiti. Questo è un paese maledetto, ipocrita nel quale uno può anche morire senza che a nessuno gliene importi nulla. Vorrei fuggire, ma con i 100mila euro che potrei avere in cambio di un rene, comincerei con il ritornare in campagna, dalle mie parti, laggiù è un paradiso in confronto a questa citta».

E mi veniva da pensare alle devastanti sofferenze che la nostra società ci infligge per mantenere lo status quo.

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4 comments October 18th, 2008 at 05:46pmdark

Francesco Guccini - Il Sociale e L’Antisociale

Ho scoperto questo video un po’ per caso, da un amico su Facebook. Devo ammetterlo, nonostante io conosca Francesco Guccini di fama e, per quel poco che so, lo reputi un ottimo cantautore, non ho mai avuto estesa occasione di ascoltare un suo album. Credo di aver cambiato idea ;)
La canzone che segue, intitolata appunto Il Sociale e L’Antisociale, è tratta da Folk beat n. 1, il primo album dell’autore modenese: era il 1967 (converrete con me, un anno un po’ particolare). Non commento il testo in quanto non credo ce ne sia bisogno: ammetto però di sentire una forte empatia per il personaggio dell’antisociale.

Il testo è qui sotto…
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Add comment October 17th, 2008 at 08:30amdark

Lamento eroico (di un ingegnere)

Perché, perché..?
Perché, perché sei il mio ininterrompibile ciclo di idle e riempi ogni istante della mia vita che non riesco a tenere occupato, mentre dovresti occupare l’intero tempo di CPU di ben altri pensatori?
Perché, perché sei il mio costante rumore di fondo e disturbi ogni mia trasmissione, mentre dovresti essere allo stesso tempo onda portante ed onda portata di ben altre stazioni?
Perché, perché sei la mia inevitabile busy form of waiting e non posso fare altro mentre sono in attesa di te, mentre dovresti essere piacevole interruzione asincrona?
Perché, perché sei mio terribile anticoagulante ed impedisci alle mie ferite di rimarginarsi, mentre dovresti essere linfa vitale di ben altri organismi?
Perché, perché sei la mia istruzione NOP e quando mi dedico a te continuo a non eseguire nulla, mentre dovresti essere istruzione attiva di ben altri esecutori?
Perché, perché sei mia complicata spline e mi costringi ad interpolare momenti così distanti fra loro, mentre dovresti essere semplice regressione lineare di ben altri calcolatori?
Perché, perché sei mio ricorrente backtrack e mi obblighi a riconsiderare affermazioni fatte nel passato, mentre dovresti essere immediata soluzione di ben altri problemi?
Perché, perché sei mia continua corrente di sottosoglia ed incessantemente mi rubi energie, mentre dovresti essere sorgente di energia per il mondo intero?

Perché, perché lo sento? E, soprattutto, perché lo scrivo?

Ascolti del momento: Lamento Eroico (Rhapsody), Stairway To Heaven (Led Zeppelin), Lithium (Evanescence), Over the Hills and Far Away (Gary Moore, poi Nightwish), La quadriglia (Gianni Ciardo), Sacco e Vanzetti (Francesco De Gregori).

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Add comment October 15th, 2008 at 08:00amdark

Kenshiro

Per la serie “il passato che ritorna”, l’indimenticabile sigla italiana dell’altrettanto intramontabile anime di Ken il Guerriero (Kenshiro è il nome originale). Il video è un po’ lamerozzo: in effetti, è l’audio (ed il testo) quello che conta.

EDIT: ho aggiornato il video, ché il precedente era no longer available

Mai, mai scorderai
l’attimo, la terra che tremò.

L’aria s’incendio’ e poi silenzio.
E gli avvoltoi sulle case sopra la città, senza pietà.

Chi mai fermerà la follia che nelle strade va?
Chi mai spezzerà le nostre catene?
Chi da quest’incubo nero ci risveglierà, chi mai potrà?

Ken, sei tu fantastico guerriero
sceso come un fulmine dal cielo.

Ken, sei tu il nostro condottiero…
e nessuno al mondo adesso è solo.

Ken sei libero, l’unico, l’ultimo angelo.
Ken sei l’energia, l’azzurra magia

Stella dell’Orsa Maggiore
Stella su di noi
Guerriero va!

Ken sei tu,
col pugno tuo più forte,
tu che hai messo KO la morte.

Ken sei tu,
l’acciaio nelle mani,
tu la mia speranza nel domani.

Mai, mai scorderai
l’attimo, la terra che tremò.

Mai, mai tu vivrai
i giorni felici.

Stella dell’Orsa Maggiore
Stella su di noi
Guerriero va!

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Add comment October 14th, 2008 at 10:22amdark

Guida pratica alla vita sul pianeta Terra, parte 4: il coraggio

Questo è un post scritto di getto, d’istinto, senza quella premeditazione che ha caratterizzato i miei precedenti messaggi. E, pertanto, non sarà altrettanto prolisso e ricco di citazioni. Per fortuna! :)
Riflettendo sugli avvenimenti della giornata (e della settimana in generale) non potevo che ripensare al concetto di coraggio.

  • Coraggio di sposarsi, ad esempio. Non che io necessariamente approvi questo tipo di unioni (parlo di quelle civili, dato che quelle religiose non sono mia materia), ma dimostrare di volersi occupare di una persona per tutta la vita è lodevole. Complimenti a chi si sentirà toccato da questo messaggio. ;) Anche se mi sento obbligato a citare il buon De André: e tanti auguri per chi ci è caduto, di mantenersi felice e cornuto. Dove con cornuto non faccio generico riferimento ai tradimenti (sui quali si potrebbe, volendo, dibattere), ma alle sconfitte di varia dimensione che bisogna accettare quando sposati (parlo per ipotesi, chiaramente).
  • Coraggio di fare cose nuove. Di saper trovare nuove vie e non abbattersi perché alcune di esse collassano, anche se non ne capiamo il perché. Per casualità (cioè per inestricabile coincidenza di concause fuori dal nostro controllo) o per reale macchinazione? Coraggio di scoprirlo, magari cercando di restare nell’ombra (che è sempre una bella cosa).
  • Coraggio di fare i conti con se stessi. Per la serie “quando la mente dice una cosa e le sensazioni un’altra”, oppure quando si cerca per lungo tempo di fare cose che si credono giuste, aspettando che il coraggio si materializzi da sé. No, non funziona così. Il “momento giusto” non esiste: il coraggio non si aspetta, si crea. Vuoi che venga a dirtelo di persona?

E quando sentirai le fondamenta stesse della Terra vibrare per ogni tua azione, saprai che sei un uomo (donna) coraggioso (coraggiosa).

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1 comment October 12th, 2008 at 10:46pmdark

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