Sulla democrazia (Contro l’etica della verità)

Dopo mesi di attesa, finalmente il tempo e la concentrazione necessari per addentrarsi nell’argomento.

Chi si riconosce nella democrazia dovrebbe dire: per difenderla, operiamo in spirito di concordia, combattiamo le prepotenze e la plutocrazia, rispettiamoci vicendevolmente, coltiviamo la legalità, promuoviamo la solidarietà, diamo sicurezza ai più deboli e rallentiamo la competizione sociale. Cioè: non rinunciamo a noi stessi, a quello che siamo e a ciò in cui crediamo, cerchiamo di correggere i difetti e combattiamo ciò che la sfigura. In una parola: prendiamoci cura della democrazia.

Invece no. Si dice: basta con questa identità; diamocene un’altra, un’identità militante che ci renda riconoscibili non gli uni verso gli altri, ma gli uni contro gli altri. Le istituzioni non siano neutrali, ma servano a questa battaglia e chi non ci si riconosce, peggio per lui. L’identità ben giustifica il sacrificio degli altri. Darsi questo genere di identità significa precisamente promuovere uno scontro di civiltà. La Chiesa cattolica è direttamente coinvolta. Le si offre l’occasione di una rivincita su un aspetto costitutivo del “mondo moderno”, la democrazia: una rivincita che una parte di essa forse ha sempre desiderato e aspettato.

da Contro l’etica della verità, di Gustavo Zagrebelsky

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Add comment March 29th, 2010 at 05:55pmdark

Il latin lover dello stivale (Istruzioni per rendersi infelici)

Simili problemi [si parla del latin lover] angustiano il mondo maschile italiano, essendosi le donne italiane notevolmente emancipate degli ultimi decenni [prima edizione: 1984]. Prima, l’italiano si sentiva spinto dalla sua stessa mascolinità a comportarsi in maniera passionale. C’era poco rischio, perché di solito veniva respinto efficacemente. Uno dei principi maschili fondamentali del flirt diceva: se io rimango da solo con una donna per più di cinque minuti senza metterle le mani addosso, crederà che io sia un omosessuale. Il problema è che oggi le donne sono notevolmente più disponibili, e, se dobbiamo credere alle relative statistiche psichiatriche, il numero di pazienti affetti da impotenza è in forte aumento. Comportarsi abitualmente in modo virile e passionale è privo di pericoli fino a quando si può fare affidamento sul fatto che la partner assuma il “giusto” atteggiamento complementare e perciò respinga con materna benevolenza.

da Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick

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Add comment March 27th, 2010 at 03:12pmdark

Sull’altruismo (Istruzioni per rendersi infelici)

Lo dicevo già da tempo.

[...] come ogni altra buona azione, anche la disponibilità a porgere aiuto può soccombere al dubbio. [...] Per far nascere dei dubbi sull’altruismo e sulla purezza di tale disponibilità ad aiutare gli altri, dobbiamo chiederci se per caso non abbiamo dei secondi fini. Considero tutto ciò come un versamento sul mio conto corrente in paradiso? Una maniera per impressionare gli altri? Per essere ammirato? Per costringere gli altri a dimostrarmi la loro gratitudine? O, più semplicemente, per curare il mio “doposbornia” spirituale? Come si vede, la forza del pensiero negativo non ha limiti e si sa che chi cerca trova. Per il puro, tutto è puro; invece il pessimista scopre dappertutto lo zampino del diavolo, il tallone d’Achille e tutto ciò che ci è descritto con metafore podologiche.

da Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick

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Add comment March 26th, 2010 at 03:47pmdark

Quintessenza di polvere

Leggere in viaggio, o viaggiare per leggere?

Io da qualche tempo, ma non so come, ho smarrito tutta l’allegria, abbandonato ogni occupazione; mi sono così appesantito d’umore che persino la bella architettura della terra mi sembra una sterile forma. E anche l’eccelso baldacchino del cielo, questo firmamento stupendo, questo tetto maestoso solcato da fuochi d’oro, debbo dirvelo? non mi pare nient’altro che un pestilenziale ammasso di vapori. Che opera d’arte è l’uomo! Com’è nobile in virtù della ragione! Quali infinite facoltà possiede! Com’è pronto e ammirevole nella forma e nel movimento! Come somiglia a un angelo, per le azioni, e a un dio per la facoltà di discernere! È la bellezza del mondo e il paragone degli animali! Eppure per me non è che quintessenza di polvere. L’uomo non mi attrae…

l’Amleto di Shakespeare, attraverso Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick

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Add comment March 24th, 2010 at 10:25amdark

Sì, viaggiare (Istruzioni per rendersi infelici)

Continua la meditata lettura.

Traendo liberamente spunto da [Alfred] Atler, si può dire che le regole di questo gioco con il futuro sono all’incirca le seguenti: arrivare, che letteralmente e metaforicamente significa raggiungere una meta, vale come importante criterio di misura per il successo, il potere, l’approvazione e il rispetto per se stesso. Viceversa, l’insuccesso o l’indolente tirare avanti sono un segno di stupidità, pigrizia, irresponsabilità o viltà. Ma la strada del successo è faticosa, sia perché è necessario applicarsi molto, sia perché anche sforzandosi intensamente si può fallire. Piuttosto che impegnarsi in una “politica dei piccoli passi”, perseguendo scopi ragionevoli e raggiungibili, conviene scegliersi una meta straordinariamente elevata.
Ai miei lettori dovrebbero risultarne evidenti i vantaggi. L’aspirazione faustiana, la ricerca del Fiore Azzurro, l’ascetica rinuncia alle più basse soddisfazioni della vita godono di un grande prestigio sociale e fanno battere più forte i cuori di madre. Ma, soprattutto, se la meta è molto lontana anche il più sciocco capisce che la strada è lunga e difficile, e che i preparativi di viaggio sono complessi e richiedono molto tempo. Nessuno oserebbe rimproverare che non ci si è ancora messi in viaggio, e tantomeno arrischierebbe una critica nel caso in cui, una volta partiti, si perdesse la strada e si girasse in tondo, oppure si facessero lunghe soste. Al contrario, esistono eroici esempi di smarrimento nel labirinto e di fallimento in imprese sovrumane, al cui fulgore si riluce un po’.
Ma questo non è tutto. Come già sottintendono le citazioni iniziali [omesse], raggiungere le mete anche più elevate comporta un ulteriore pericolo: il “doposbornia”. L’esperto in infelicità conosce bene questo pericolo, non importa se consciamente o inconsciamente. Lo scopo non ancora raggiunto – così sembra volere il creatore del nostro mondo – è più desiderabile, romantico e luminoso di quanto possa esserlo quello a cui si è già arrivati. Non dobbiamo farci illusioni. L’incanto della luna di miele finisce prima di quanto si creda: all’arrivo nella lontana ed esotica città, il tassista cerca di imbrogliarci; sostenuta con successo una prova decisiva, sopravvengono nuove complicazioni e inattese responsabilità; e, come è noto, anche per la serenità della vecchiaia dopo il pensionamento le cose non vanno diversamente.

da Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick

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Add comment March 2nd, 2010 at 04:54pmdark

Troppo tardi (Istruzioni per rendersi infelici)

Un libricino che parte già in modo scoppiettante.

Nei rari casi in cui, senza il nostro intervento, il libero corso delle cose ci ricompensa del trauma subito o del rifiuto del passato, e ciò che desideriamo ci cade gratuitamente tra le braccia, la persona esperta non si perde d’animo. La formula “Ora è troppo tardi, ora non lo voglio più” le permette di starsene inaccessibile nelle isolate stanze della sua indignazione e di impedire che le ferite infertele dal passato giungano a guarigione con delle zelanti leccate.

da Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick

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2 comments February 21st, 2010 at 03:11pmdark

Lux Aeterna (Clint Mansell)

Lux Aeterna, by the British composer Clint Mansell. Most known for being part of the official soundtrack of Aronofsky‘s movie Requiem for a dream, it is heavily used in other movie trailers, fan videos and such.


Embedders link: http://www.youtube.com/watch?v=hKLpJtvzlEI

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Add comment January 18th, 2010 at 08:17pmdark

Il dubbio, round 1 (Fisica e Filosofia, Heisenberg)

Ho già avuto modo di parlare del libro che sto per introdurre: in particolare, circa la definizione quantistica di presente e l’apertura mentale che lo scienziato dovrebbe avere.

Fisica e filosofia
Fisica e filosofia, di Werner Heisenberg.

Mi sono imbattuto per la prima volta in una copia di questo libro nella stanza di un aspirante fisico (124!); furono i colori della copertina a colpire la mia attenzione – il titolo era rivolto nell’altra direzione e pertanto non facilmente parsabile. La curiosità mi spinse ad osservarlo meglio, coglierne il potenziale interesse e chiederne un parere al mio allora consorte. Parere positivo, diritto nella wishlist (mentale)! Salvo, poi, essere preso dai vortici della tesi e dimenticarmene. Argh! Svariati mesi e chilometri dopo, la medesima copertina ebbe l’ardore di farsi strada tra altri volumi mentre ero a caccia d’altro; ma allora la cassa era dietro l’angolo e l’occasione non mi sfuggì.

Ora, al libro. Heisenberg, già nel ’61, si proponeva di descrivere i radicali cambiamenti che la fisica stava subendo ed il loro impatto sul modo di concepire la scienza e la società in generale. Il suo celebre principio poneva fortemente agli occhi dei fisici l’impossibilità di conoscere esattamente, contemporaneamente, velocità e posizione di una particella. In particolare, il prodotto degli errori assoluti commessi nella misurazione delle due grandezze non può essere inferiore ad h tagliato; nell’ordine di grandezza di 10^-34, per intenderci. Se la rilevanza pratica di questo principio (in seguito dimostrato a partire da altri postulati) si mostra nella sua interezza solo a livello atomico, la portata teorica del concetto è consistente. Pur scendendo in numerosi dettagli tecnici (che la mia ignoranza in materia mi ha costretto ad ignorare), Heisenberg percorre una lunga digressione sulle idee del passato, su come si siano evolute e su come esse influenzino la società contemporanea. Egli, inoltre, analizza il contributo dato dagli scienziati, durante il corso della storia, al progredire del pensiero, così come l’apporto dei filosofi alla scienza stessa.

Una miniera di spunti e riferimenti (i due post citati all’inizio dovrebbero confermarlo) per il lettore interessato!

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Add comment January 13th, 2010 at 09:29pmdark

Respirando (Lucio Battisti)

Respirando, di Battisti/Mogol. Notevole il contrasto tra l’amarezza (secondo i canoni convenzionali) del testo ed il brio trasmesso dalla melodia e dal ritmo.


Link per embedders: http://www.youtube.com/watch?v=BOf_Og25fIU

Respirando
la polvere dell’auto che ti porta via,
mi domando
perché più ti allontani e più ti sento mia.
Respirando
il primo dei ricordi che veloce appare
sto fumando
mentre entri nel cervello e mi raggiungi il cuore.
Proprio in fondo al cuore,
senza pudore
per cancellare
anche il più antico amore.
Respirandoti,
io corro sulla strada senza più guardare,
respirandoti,
sorpasso sulla destra e vedo un gran bagliore.
Lontano una sirena e poi nessun rumore.
Lasciarti è fra i dolori quel che fa più male.
Fra tanta gente nera una cosa bella:
tu al mio funerale.

Respirando
pensieri un po’ nascosti mentre prendi il sole
ti stai accorgendo
“che un uomo vale un altro” sempre no, non vale.
Respirando più forte
ti avvicini al mare.
Stai piangendo.
Ti entro nel cervello e ti raggiungo il cuore.

Proprio in fondo al cuore
senza pudore
per cancellare
anche il più nuovo amore.
Respirandomi
ti vesti sorridendo, corri e poi sei fuori
Respirandomi
metti in moto l’auto e accarezzi i fiori
Lontano una sirena e poi nessun rumore.
Dolore e una gran gioia che addolcisce il male.
Fra tanta gente nera una cosa bella:
tu a me uguale,
tu a me uguale!

Respirandoci,
guardiamo le campagne che addormenta il sole.
Respirandoci,
le fresche valli, i boschi e le nascoste viole.
le isole lontane, macchie verdi e il mare,
i canti delle genti nuove all’imbrunire,
i canti delle genti nuove all’imbrunire,
i canti delle genti nuove all’imbrunire.

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Add comment January 11th, 2010 at 06:10pmdark

Girl from the North Country (Bob Dylan)

Girl from the North Country, by Bob Dylan‘s album The Freewheelin’ Bob Dylan (1963).


Embedders link: http://www.youtube.com/watch?v=NeOeBfOX7Ys

If you’re travelin’ in the north country fair,
Where the winds hit heavy on the borderline,
Remember me to one who lives there,
For she once was a true love of mine.

If you go when the snowflakes storm,
When the rivers freeze and summer ends,
Please see she has a coat so warm,
To keep her from the howlin’ winds.

Please see for me if her hair hangs long,
If it rolls and flows all down her breast.
Please see for me if her hair’s hanging long,
For that’s the way I remember her best.

I’m a-wonderin’ if she remembers me at all.
Many times I’ve often prayed
In the darkness of my night,
In the brightness of my day.

So if you’re travelin’ the north country fair,
Where the winds hit heavy on the borderline,
Remember me to one who lives there,
For she once was a true love of mine.

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Add comment January 9th, 2010 at 08:43pmdark

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