Posts filed under 'Politically (in)correct'

L’inversione della paura

Mi sono chiesto a lungo se intitolare questo post “La paura dell’inversione” o “L’inversione della paura”. Entrambi descrivono la sfilata del Torino Pride di oggi, pur da aspetti diversi.

  • Banalmente, “La paura dell’inversione” è quella che caratterizza parte delle persone autodefinitesi “normali” quando si confrontano con il movimento gay. Un ventaglio di emozioni, il cui semiasse negativo varia dal timore del diverso alla sua repulsione in quanto contaminante.
  • Più interessante è “L’inversione della paura”, titolo che ho scelto perché mi trasmette un messaggio di speranza.

Inizierò da lontano.

Prima della sfilata di oggi, molti conoscenti non gay con cui ho discusso del Pride hanno espresso un guidizio sostanzialmente negativo, riassumibile in: “se i gay vogliono chiedere uguaglianza di diritti, una sfilata di Carnevale non è il migliore dei modi”. In altre parole, secondo molti, gli eccessi della sfilata rischierebbero di alienare i giudizi degli indecisi.
Beh, se per “eccesso” si intende questo qui sotto, bene, qualche eccesso oggi c’è stato.

Torino Pride

Ma il Pride non è solo questo. Ieri (20 maggio) sera ho avuto una conversazione, breve ma illuminante, con un gruppo di gay dichiarati. Uno di questi ha descritto con particolare profondità la sensazione di isolamento e di paura che un giovane con tendenze gay, magari ancora acerbe, vive al contatto con il mondo. Sia che venga riconosciuto e apostrofato come “frocio di merda”, sia che scelga di reprimersi e viaggiare sottocoperta, la paura è una delle emozioni più comuni. Paura del guidizio altrui, paura delle reazioni dei cari, paura di subire fisicamente e psicologicamente le conseguenze di un’insieme di scelte non comuni.
Dunque, il Pride agirebbe come invertitore della paura, come manifestazione di un’amore diverso, come cassa di risonanza per raggiungere quelli che hanno paura e urlare loro: non siete soli. Per un “esterno” come me, il Pride è soprattutto questo.

Torino Pride

(tutte le foto sono prese da Torino Repubblica)

Add comment May 21st, 2011

Non per dire che l’avevo detto, ma…

Il 1° ottobre 2010 Belpietro non scampò ad un tentativo di attentato. Perlomeno, questo ha accertato la magistratura. Comunisti.

Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/04/12/news/attentato_a_belpietro_la_procura_non_ci_fu-14841079/

Add comment May 20th, 2011

Belpietro e il plausibile diversivo

Dopo il recente attentato a Belpietro, sono emerse una serie di incongruenze che lascerebbero pensare ad una manovra organizzata a tavolino (in maniera imperfetta), piuttosto che ad un reale attentato (… e qui mi ricorda Tartaglia).

Rimando ad un’attenta analisi:
http://nonleggerlo.blogspot.com/2010/10/attentato-belpietro-ecco-voi-tutte-le.html

1 comment October 3rd, 2010

La verità sulla resurrezione

Che bello rispolverare i vecchi aforismi, dimenticati da tempo…

Cristo non è stato ucciso, ma è stato bannato. Questo perché l’universo è impostato sulla modalità Last Man Standing e, quando lui è stato visto andare in giro dopo essere stato fraggato, subito si è capito che era un cheater

Add comment January 4th, 2010

Canto di Natale

Canto di NataleModena City Ramblers

Link per gli embedders: http://www.youtube.com/watch?v=nqbawqo5RHI

Add comment December 25th, 2009

Berlusconi, il Duomo ed il martirio

O come un uomo costruì contemporaneamente il proprio dolore e la propria ascensione ad intoccabile (fisicamente, politicamente, processualmente).

Breve riepilogo per coloro i quali si siano persi la baraonda delle ultime 24 ore: durante un raduno PdL, un uomo ha colpito al volto Berlusconi con una statuetta del Duomo, provocandogli una grave ferita alla bocca (labbro e denti).

Dai fatti si è (giustamente) sollevato un polverone inimmaginabile, ulteriore conferma che l’italiano medio se ne frega della politica, ma diventa immediatamente attivista non appena quest’ultima si tramuta in cronaca.

C’è stata una pletora di reazioni all’avvenimento:

  • C’è chi ha gioito per l’avvenimento ed ha osannato l’autore del gesto.
  • Qualcuno si è improvvisato storico ed ha paragonato questo evento alle stragi degli Anni di Piombo.
  • Una fetta della maggioranza del Parlamento ha voluto leggere nel colpo una cospirazione sinistroide per uccidere il premier.
  • Altri hanno spiegato l’azione come diretta conseguenza dei toni usati da certi politici (Di Pietro) e della magistratura (CSM).
  • Una minoranza ha gridato alla montatura, ritenendo che a muovere la mano dell’uomo sia stata una pianificazione dello stesso Berlusconi (o perlomeno del suo entourage), in modo da poterlo martirizzare.
  • In molti, comunque, hanno espresso solidarietà al premier.

Ciò che è certo è che Berlusconi sia uscito vincitore da questo evento (le ferite si curano ed i soldi accelerano il processo – pun intended) e che coloro i quali tentano e tenteranno di spiegare le ragioni che qui seguono verranno affrettatamente etichettati come violenti, golpisti ed antidemocratici. Viste le premesse, parlerò (scriverò) concisamente.

  1. Non c’è alcuna cospirazione politica. Avessero voluto far fuori Berlusconi, egli giacerebbe già da tempo nella tomba con un proiettile da 7 e 62 nel cranio.
  2. La generalizzazione “a sinistra sono tutti violenti” è vecchia come il cucco (così come il suo equivalente destrorso).
  3. Certo che si fa un gran parlare di Berlusconi! Certo che viene demonizzato! Non so quanti esponenti di sinistra siedano ancora in Parlamento (pochi, credo), ma la potenza mediatica del Cavaliere costringe tutti, sul piano pratico, a giocare di rimessa. Che questo sia dovuto ad assenza di idee o ad impossibilità di trovare spazi per esprimerle, non so.
  4. Il polverone non si alza solo da sinistra: Berlusconi stesso attacca continuamente la sinistra, i suoi elettori (i coglioni), la magistratura (gli antropologicamente diversi), insomma tutti coloro che non gli vanno a genio, confondendo (come detto da Fini qualche giorno fa) il mandato di governo affidatogli dagli italiani con l’impunità.
  5. Perché un offesa fisica dovrebbe essere più grave di un’offesa mediatica (vedi punto precedente)? Forse perché la prima è al limite irreversibile (la morte), mentre la seconda no? Vogliamo parlare delle ridotte possibilità (non solo economiche, ma anche di soddisfazione personale) e dell’incipiente povertà che si sta manifestando in una parte della popolazione italiana e che il governo non combatte, preferendo salvare pochi (nello specifico, amministratori delegati di aziende in bancarotta)? Certo, sono del parere che le stoccate sarcastiche siano molto più efficaci degli oggetti contundenti, ma cambiare aria ogni tanto fa bene.
  6. Vedere Berlusconi sanguinare è una bella soddisfazione, in quanto dimostra che anche le auto-definitesi divinità sanguinano, soprattutto quella sua tonda ed untuosa faccia di cazzo (un offesa a testa, Silvio, palla a te). Questo non migliorerà le cose (anzi molto probabilmente le peggiorerà), ma, nel mio caso, mi ha reso nuovamente felice dopo un breve momento di amarezza.

In ogni caso: dodge this!


Berlusconi ferito al volto

3 comments December 14th, 2009

Teoria dei segnali

No, non sto parlando del modulo che affligge numerosi corsi di laurea di Ingegneria, ma dell’idea che i concetti possano essere espressi con dei segnali anziché con delle parole.
Non mancano esempi in cui questo approccio risulti vincente: a partire dalle segnalazioni stradali, in cui l’immediatezza ha la precedenza (hihi) sulla precisione; oppure il linguaggio dei segni dei sordomuti, impossibilitati ad usare le parole per definizione. Ma, beninteso, si tratta di linguaggi in cui il significato di ogni segnale è ben definito… o nella maggior parte dei casi ben comprensibile (con le dovute eccezioni, come può testimoniare chiunque abbia seguito un corso per la patente di guida da più di 5 anni).
Ma, in nome delle divinità femminili (perché è quello il problema) di tutti i pantheon delle religioni politeiste (e sono tante), perché si deve ricorrere ai segnali quando le parole sono un’alternativa altrettanto valida, se non preferibile? La scusa del “voglio valutare la tua capacità di capirmi” è tanto vuota quanto quella di un uomo smarritosi in terra straniera, che si ostina a voler parlare e chiedere aiuto nella propria lingua, anche se i nativi continuano a fargli ampi cenni di non stare capendo assolutamente nulla delle sue richieste.
Lasciate che mi spieghi usando termini a me cari (cioè mutuati dal campo della trasmissione dell’informazione 🙂 ).
La conversazione a parole, dato un opportuno protocollo, stabilisce un canale di trasmissione delle informazioni affidabile (cioè siamo sicuri che i dati siano arrivati a destinazione), autenticato (cioè siamo sicuri che il mittente dell’informazione sia chi dice di essere), molto spesso integro (cioè i dati non vengono modificati mentre viaggiano dal mittente al destinatario). Certo, non si ha la garanzia che, una volta a destinazione, i dati siano interpretati nella stessa maniera in cui erano interpretati dal mittente, ma almeno sono giunti in porto.
Con i segnali, invece, non c’è nessuna di queste garanzie. Certo, magari si può ottenere riservatezza dell’informazione, ma i gesti usati mentre si gioca a briscola non valgono in questo discorso. Ed a poco vale ripetere la trasmissione a tamburo battente di tali segnali, come fossero datagrammi, sperando che almeno uno di essi raggiunga il destinatario. No, come ogni sistema sicuro che si rispetti, il destinatario sospetterà un attacco di tipo Denial of Service, magari con l’aggiunta del Source Address Spoofing, scartando, sottolineo giustamente, tutta l’informazione in arrivo.
Non lamentatevi, ma passate a standard condivisi.

La parola! Al servizio dell’uomo da duecentomila anni!

3 comments August 25th, 2009

Richard Feynman on “Social Sciences”

A very interesting comment by Richard Feynman, one of the most influential physicists of the past century, on so-called “social sciences”.

(embedded readers: video is at http://dark.asengard.net/blog/2009/08/01/richard-feynman-on-social-sciences/)

Add comment August 1st, 2009

When stupidity overcomes innovation

No innovation really reaches its goal if it must cope with an overcoming stupidity. Let me rephrase: stupiditas vincit omnia.

I’m not saying that because of a prejudice or whatever, but simply by observation. It’s 3 days now that I’m accommodated in a hotel in the Lingotto center, in Turin. The place is comfortable and the food is good; I do have to attend some pointless lessons but, never mind, there’s free Internet so… whoa! Back to the topic, the hotel is on the 4th floor and the Aula Magna is on the ground floor of the building. To complete the description, on the 1st floor there is a (huge) shopping center, while on the 2nd and 3rd ones there is some dental care association, or sort of.

There are four elevators serving this part of the building, but two of them are out of order. It wouldn’t be much of a problem if, gosh, people could actually use them. Given that there are no stairs nearby (… sort of), every time that I wish to move between the hotel and the lectures room I have to use the elevators. Every time I use them, I swear, the elevator stops at all the floors, even if there is no one waiting for it!

The mystery is solved quickly. While the users at ground and 4th floor (that, incidentally, is the last one) have no other choice than simply calling the elevator by pressing the proper button, the customers on the intermediate ones, driven mad by the two non-working lifts, press both the button to request an elevator that goes up and the one for elevators going down. Therefore, they nullify the improved algorithm (called Elevator algorithm on purpose) that privileges the users going in the same direction, also causing additional delay to the other customers because of the useless stops! If only they could think to what they’re doing, understand the instructions and read the signals!

Yeah, this is a rant, and so it should (and will) remain.

Add comment July 29th, 2009

Why free software shouldn’t depend on Mono or C#

Some days ago, the Free Software Foundation published a short, very interesting article by Richard Stallman that claims, as summarized in the title, that the FOSS community should not pursue the patent-encumbered way of the compatibility with closed minds.

This is not to say that implementing C# is a bad thing. Free C# implementations permit users to run their C# programs on free platforms, which is good. […] The problem is not in the C# implementations, but rather in Tomboy and other applications written in C#. If we lose the use of C#, we will lose them too. That doesn’t make them unethical, but it means that writing them and using them is taking a gratuitous risk.

Full article here: http://www.fsf.org/news/dont-depend-on-mono

2 comments June 29th, 2009

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