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The Gollum’s Song

Come adeguato contraltare ai momenti di intensa gioia, la vicenda dell’hobbit Gollum, personaggio prodotto dalla penna di J.R.R. Tolkien. Una creatura la cui vita scorreva serena, prima dell’infausto incontro con l’Unico Anello, che lo renderà schiavo del suo volere. Gollum si isola dal mondo per godere, solo, del possesso dell’Anello, salvo poi dover lottare per riconquistarlo dopo il furto subito da parte di Bilbo Baggins.
Gollum invocherà pietà e romperà patti, elemosinerà cibo e lotterà con tutte le sue forze per, eternamente, possedere l’Unico Anello.

Ed è quello a cui penso quando ascolto Long ways to go yet, che per inciso è la traccia dei Complete Recordings della colonna sonora che include questo brano: The Gollum’s Song, con la voce, magnifica, di Emiliana Torrini.

Where once was light
Now darkness falls
Where once was love
Love is no more
Don’t say “goodbye”
Don’t say “I didn’t try”

These tears we cry
Are falling rain
For all the lies you told us
The hurt, the blame
And we will weep
To be so alone
We are lost
We can never go home

So in the end
I’ll be, what I will be
No loyal friend
Was ever there for me
Now we say “goodbye”
We say “you didn’t try”

These tears you cry
Have come to late
Take back the lies
The hurt, the blame
And you will weep
When you face the end alone
You are lost
You can never go home
You are lost
You can never go home

Aggiornamento: Corretto un link errato. Grazie Faber ! 😉

Add comment May 15th, 2009

La festa dei (veri) lavoratori

Se c’è una canzone che dovrebbe essere cantata in occasione di ogni Primo Maggio, questa è Contessa. La canzone dei lavoratori, quelli veri: non di coloro che fanno finta di lavorare dietro una lucida scrivania, organizzando in realtà la prossima partita a golf.

Il Quarto Stato

Segue una versione cantata dai Modena City Ramblers, precedente all’autocensura di democristiano stampo. Buon ascolto e (soprattutto) buona riflessione.

Che roba contessa all’industria di Aldo,
han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti,
volevano avere i salari aumentati,
dicevano, pensi, di essere sfruttati.
E quando è arrivata la polizia
quei quattro straccioni han gridato più forte,
di sangue han sporcato i cortili e le porte,
chissà quanto tempo di vorrà per pulire.

Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce e portate il martello
scendete giù in piazza e picchiate con quello
scendete giù in piazza e affossate il sistema.
Voi gente per bene che pace cercate,
la pace per fare quello che voi volete,
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra,
vogliamo vedervi finire sottoterra.
Ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato,
nessuno più al mondo dev’essere sfruttato.

Sapesse, contessa, che cosa mi ha detto
un caro parente dell’occupazione,
che quella gentaglia rinchiusa là dentro
di libero amore facea professione.
Del resto mia cara, di che si stupisce,
anche l’operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente ne può venir fuori,
non c’è più morale contessa.

Se il vento fischiava ora fischia più forte,
le idee di rivolta non sono mai morte,
se c’è chi lo afferma non state a sentire
è uno che vuole soltanto tradire.
Se c’è chi lo afferma sputategli addosso,
la bandiera rossa ha gettato in un fosso.
Voi gente per bene che pace cercate,
la pace per fare quello che voi volete,
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra,
vogliamo vedervi finire sottoterra.
Ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato,
nessuno più al mondo dev’essere sfruttato.

Add comment May 1st, 2009

I cento passi

È il momento delle eco del passato (vicino e remoto) e dell’immediato futuro (domani). Sì, le eco viaggiano anche indietro nel tempo.

I cento passi, Modena City Ramblers, da ¡Viva la vida, muera la muerte!.
Alcune immagini tratte dall’omonimo film di Marco Tullio Giordana.
(ancora fortissima l’impressione di vedere le bandiere rosse del funerale del film, rese bianche dal filtro b/n)

“Sei andato a scuola? Sai contare?”
“Come contare?”
“Come contare? 1,2,3,4,sai contare?”
“Si, so contare”
“Sai camminare?”
“So camminare”
“E contare e camminare insieme lo sai fare?”
“Si! Penso di si!”
“Allora forza! Conta e cammina! dai… 1,2,3,4,5,6,7,8…”
“Dove stiamo andando?”
“Forza! Conta e cammina!… 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100! Lo sai chi ci abita qua? Ah? U zù Tanu ci abita qua!! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi!”

È nato nella terra dei vespri e degli aranci,
tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare,
la voglia di giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato,
di certo in quell’ambiente da lui poco onorato..
Si sa dove si nasce, ma non come si muore
e non se un’ideale ti porterà dolore..
Ma la tua vita adesso puoi cambiare
solo se sei disposto a camminare,
gridando forte senza aver paura
contando cento passi lungo la tua strada..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!

“Noi ci dobbiamo ribellare”

Poteva come tanti scegliere e partire,
invece lui decise di restare.
Gli amici, la politica, la lotta del partito,
alle elezioni si era candidato.
Diceva da vicino li avrebbe controllati,
ma poi non ebbe tempo perché venne ammazzato.
Il nome di suo padre nella notte non è servito,
gli amici disperati non l’hanno più trovato.
Allora dimmi se tu sai contare,
dimmi se sai anche camminare,
contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!

Era la notte buia dello Stato Italiano,
quella del nove maggio settantotto.
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro,
l’alba dei funerali di uno stato.
Allora dimmi se tu sai contare,
dimmi se sai anche camminare,
contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani…
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!

“E’ solo un mafioso, uno dei tanti”
“E’ nostro padre”
“Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese! Io voglio fottermene!
Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare!”

Add comment April 30th, 2009

25 aprile, giorno dei caduti di Salò

Un titolo provocatorio per far riflettere (com’è abitudine dell’editore di questo blog).
Non pretendo di sostenere una tesi pubblicamente su queste pagine, ma preferisco iniettare nei lettori il germe del dubbio, al massimo come preludio ad una discussione di persona (o per telefono, se le distanze non lo permettono). Ciononostante, le parole spese negli ultimi giorni sulla ricorrenza della liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista hanno a volte travalicato il limite del grottesco.
Dunque, una dose di rap molfettese a beneficio delle vostre sinapsi: Pimpami la storia, di Caparezza, dall’album Le dimensioni del mio caos.

Bella prof e che schifo Garibaldi, vestito dai saldi, peloso come Garfield. Via la camicia rossa e dagli una t-shirt Trussardi su jeans Cavalli. Sulla faccia lenti a goccia Ray Ban e poi taglia la barba a sta capoccia da Imam. Un nunchaku da Jackie Chan gli dà più charme, ora si che Gary c’ha i più fieri dei fans. Bella! Mondiale la seconda guerra ma su sto libro è dato che abbiamo ingoiato merda! È regolare che non studia nessuno, scrivi: Italia batte resto del mondo 18 a 1. I campioni siamo noi, siamo noi perciò aggiungi “Po po po po po”. Il capitano fa goal, bordello come Gogol, storia XL non una small, pimpala! Questa è la storia prof, la vera storia prof, lo dice uno che se esce dal culo fa “plof”.

Bella prof, pimpami la storia… che storia! (rit.)

Si stava meglio quando si stava peggiorando, gli oppositori traditori peggio di Ronaldo non li mandavano al fresco di una cella, ma al caldo dei Caraibi su navi di Jack Sparrow. Prof, il ventennio pimpamelo, scrivi che i partigiani quel tempo lo vissero di relax in pedalò, piedi nudi nei sabot, 25 aprile giorno dei caduti di Salò. Umberto di Savoia non andò via, ma che repubblica, la gente vota monarchia. Non c’è partita tra re e democrazia, come mettere la PSP col Game Gear. E la costituzione è un cd con una traccia, l’ultima hit da spiaggia. Il nonno di Eminem minaccia: “Tutta l’Europa deve suonare il piano Marshall!” Questa è la storia prof, mi prende un sacco prof, tipo che quella di un cosacco di nome Popoff.

Bella prof, pimpami la storia… che storia! (rit.)

Dalla mia storia cancella i fricchettoni, con la spada nel braccio, non nel cuore come Little Tony. Questi fattoni sempre sotto i riflettori. Scrivi che gli hippy se ne stavano zitti e buoni. Gli anni di piombo, le stragi, i sequestri, ma no, non mi interessano argomenti come questi. Io di quei tempi voglio ricordare solo “La liceale nella classe dei ripetenti”.

Così funziona e per fortuna fa trend, il vecchio libro lo rottamo tipo Duna Weekend. Adesso serve un finale potente che terrorizzi l’occidente più dell’urlo di Chen. Da qui in avanti qualunque cosa succeda, scrivi che la colpa è di Al Quaeda. Me l’hai pimpata di brutto prof, vedrai patiti della storia fin dalla scuola media. Questa è la storia prof, la vera storia prof e non c’è niente da ridere non è Zelig Off.

Bella prof, pimpami la storia… che storia! (rit.)

5 comments April 25th, 2009

Ave Maria (De André)

Maria, come generico nome di donna, privo di ogni connotazione religiosa. Maria come immagine di maternità e legame travagliato. Maria cantata da un non credente, in un già citato album da brividi: La buona novella.

E te ne vai, Maria, fra l’altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.

Sai che fra un’ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.

Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.

Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.

(per tutti coloro che stanno leggendo il post via qualche meccanismo di embedding e non vedono tutto il contenuto: il post originale è qui: http://dark.asengard.net/blog/2009/04/15/ave-maria-de-andre/)

Add comment April 15th, 2009

Cammina solo (Caparezza)

Il Caparezza vecchia scuola, album omonimo, il primissimo.
Cammina solo, dedicato a chi sa.

Non rappresento che me stesso perchè questo sono, se sbaglio mi perdono, prima di essere MC sii uomo mi ripeto, fa mille passi indietro e il risultato è che non mi sento per niente arrivato, anzi sto bene anche a cibarmi degli avanzi dei padroni sazi e mi piglio spazi se me li concedono, sennò me li lascio fottere: detesto combattere, che vuoi farci? È carattere! Sbattere testa contro le porte è il mio forte, sono il gallo da spennare per chi bara alle carte, giullare di corte messo a morte e poi salvato da una chance; lascerei la musica, ma sta stronza mi fa le avances e non resisto, mi do in pasto alla lingua che mastico, investo in testi che vesto di stracci e mi riduco al lastrico, nella testa un mistico richiamo, poema indiano che mi prende per mano e mi dice: “Andiamo!”

Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.
Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.

Detesto l’odio ma l’ho visto venir fuori dagli occhi di alcuni interlocutori, hanno motivi loro e i loro sguardi sono come lastre di ghiaccio, si scioglieranno a poco a poco al fuoco di ciò che faccio. Se il rancore resta onestamente non mi resta niente da fare che alzare i tacchi e andare, menare, via, cullarmi nel tepore di ogni mano che ha stretto la mia, avere Dio come terapia: sarà la miopia ma faccio fatica a inquadrare la retta via, voglio te per compagnia, portami in balia della gente, dove c’è amore, lì sarò presente anch’io. Ti cedo il posto mio: non è per vincere che vivo ma per ardere, perciò se dovrò perdere lasciatemi perdere e avrò perso, cosciente che non sono né peggiore né migliore di nessuno finchè sarò diverso.

Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.
Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.

Se mi ritrovo sull’incudine, sotto un martello di solitudine, colpo su colpo come un polpo sullo scoglio muoio, ma ci farò l’abitudine. Se non lo sai cominciai per scherzo, come un bimbo immobile nell’automobile con le mani sullo sterzo verso nuovi orizzonti, sopra e sotto i ponti, davanti a piatti pronti, pagato con assegni fatti di saldi e sconti. Tra re, regine e fanti cercai clemenza, mò non vado in
vacanza prima di aver lasciato una testimonianza di ciò che sono, coi miei tanti nomi, le contraddizioni; appartengo ad una strana scena: quella degli esseri umani. Credo ai meriti che conquisto, credo in Cristo perchè l’ho visto,
credo al rischio dell’incomprensione, credo nelle persone, nella consolazione, nella mia devozione, in ogni azione pacifica: detesto l’astio che ramifica, la cassa che lo amplifica, canto il mio Magnificat come un pazzo a mare e monti, ignoranti e colti, sperando che qualcuno ascolti.

Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.
Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.

Add comment April 13th, 2009

Il mio pensiero

Con qualche approssimazione, Il mio pensiero, di Luciano Ligabue.

Godetevi il video, in ogni caso.

(per tutti coloro che stanno leggendo il post via qualche meccanismo di embedding e non vedono tutto il contenuto: il post originale è qui: http://dark.asengard.net/blog/2009/02/21/il-mio-pensiero/)

Add comment February 21st, 2009

Lay, Lady, Lay

Lay, Lady, Lay, by Bob Dylan

Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Whatever colors you have in your mind
I’ll show them to you and you’ll see them shine

Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Stay, lady, stay, stay with your man awhile
Until the break of day, let me see you make him smile
His clothes are dirty but his hands are clean
And you’re the best thing that he’s ever seen

Stay, lady, stay, stay with your man awhile
Why wait any longer for the world to begin
You can have your cake and eat it too
Why wait any longer for the one you love
When he’s standing in front of you

Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Stay, lady, stay, stay while the night is still ahead
I long to see you in the morning light
I long to reach for you in the night
Stay, lady, stay, stay while the night is still ahead

Add comment January 23rd, 2009

Eco

Riverberi dal passato tornano a turbare la mia mente – in positivo, beninteso, ma sempre di un’opera di turbamento si tratta. Riusciranno le mie corde ad entrare in risonanza con l’onda in arrivo? Spero di scoprirlo. Presto.

Dopo il more, Echoes, dei Pink Floyd, dal Live eseguito a Pompei (diviso in quattro per comodità).

Add comment January 12th, 2009

Chiaro di luna

O, per gli amici, Sonata per pianoforte n. 14 in Do diesis minore “Quasi una fantasia” di Ludwig van Beethoven.
(o Moonlight Sonata per i bot di Google)

Add comment January 10th, 2009

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