Do your XFCE terminals, if opened at very high resolutions, make your workspace transitions very slow (freezing the Desktop Environment for a couple of seconds)? I do not know if this a problem caused by vte, a terminal library shared with Gnome, or if it appears because of the new nVidia drivers.
Anyway, the solution is:disable terminal transparency
If you currently have connection problems using OpenSSH 5.8 towards older installations, with errors like: Read from socket failed: Connection reset by peer
even before the client/server key exchange and authentication, try appending the option: -o KexAlgorithms="diffie-hellman-group-exchange-sha1"
This worked for me in a couple of old server installations (namely, OpenSSH_5.3p1 Debian-3ubuntu5).
Alternatively, add the following KexAlgorithms diffie-hellman-group-exchange-sha1
to .ssh/config. Remember that you can restrict this option to only some hosts by using the line: Host "hostpattern"
Blizzard Entertainment released the cinematic introduction of the awaited World of Warcraft expansion, named Cataclysm, that will hit the stores on 7th December 2010.
Deathwing the Destroyer, that will take the place of the now defeated Lich King as the evil mastermind in the game, threatens the virtual world with its rage.
“Pain. Agony. My hatred burns through the cavernous deeps. The world heaves with my torment; its retched kingdoms quake beneath my rage. But at last, the whole of Azeroth will break and all will burn beneath the shadow of my wings.”
Dopo il recente attentato a Belpietro, sono emerse una serie di incongruenze che lascerebbero pensare ad una manovra organizzata a tavolino (in maniera imperfetta), piuttosto che ad un reale attentato (… e qui mi ricorda Tartaglia).
… ma Google Analytics sì (ed anche molto chiaramente).
Dato che non ho ancora sonno (e sono le 6 passate), ho deciso di fare un giro tra le statistiche del blog e dare un’occhiata alle parole chiave che, dai motori di ricerca, portano su queste pagine. La situazione è curiosa, ma senza dubbio indicativa dei contenuti qui presenti (o del profilo dei visitatori).
Le ricerche più frequenti riguardano gli articoli tecnici, vedi quelli su Skype e Virtualbox. Ovvio.
C’è un’infinità di chiavi diverse per il (singolo!) articolo, con citazione, del film su Batman: The Dark Knight. Evidentemente la mia fedele riproduzione del dialogo finale interessa una buona fetta dei visitatori casuali.
Le citazioni di Barthes sono un po’ meno richieste, ma almeno l’ortografia delle chiavi è corretta (cosa che non posso dire del precedente punto).
Ed, infine, sembra che, poco tempo fa, qualcuno si sia interessato alla chiusura, ristrutturazione e recente riapertura della sede Galliari (o Valentino, per i puristi) del Collegio Einaudi. Questo non me l’aspettavo.
Infine, un singolo visitatore è arrivato qui cercando video porno hardcore. Peccato per lui (o lei).
Devo decidermi a chiudere Exaile, o non mi verrà mai sonno. Beh, almeno la carica della batteria del portatile non è infinita.
Non sono neanche morto di sonno, nonostante l’ora; questo è ben più preoccupante. Oltre al fatto che WordPress segni le 4:31, nonostante in GMT+1 adesso siano le 5:31.
Già che ci sono, butto lì un bel videozzo di sana musica ambientale di WoW
Senza troppi giri di parole, non credo (statisticamente parlando) che l’attuale situazione italiana (e globale) possa cambiare in meglio, perlomeno nel breve periodo.
Cambiare. Chi (soggetto/oggetto del cambiamento)? Quando (quanto velocemente)? Cosa? E soprattutto: se sì, perché? E come?
La prima via [del rapporto Stato-Chiesa] è segnata da queste pietre miliari che possono essere variamente combinate e accentuate: la rivendicazione da parte della Chiesa del possesso di un patrimonio di verità ultime sull’essere umano, come singolo e come soggetto sociale, verità la cui validità è destinata ad espandersi oltre la cerchia dei credenti e a investire la società come intero; il rapporto diretto delle autorità civili con la Chiesa come istituzione, in quanto depositaria di valori religiosi e, allo stesso tempo, civili, cioè di una “religione civile” nel significato antico, quale teorizzato da Marco Terenzio Varrone e discusso da Agostino d’Ippona; il vincolo dei fedeli all’obbedienza all’istituzione ecclesiastica, non solo nella loro professione di fede ma anche nel loro essere cittadini, operatori sociali o agenti politici, in nome di quella verità di cui la Chiesa si fa interprete nelle questioni di natura sociale e politica; la pretesa che alla morale della Chiesa, nelle questioni che essa stessa considera rilevanti, si conformino l’etica pubblica in generale e le statuizioni normative che ne conseguono, e l’adesione delle autorità pubbliche a questa pretesa.
Questa è la via confessionale. Le sue manifestazioni spicciole sono, verso lo Stato, i rapporti di vertice tra ministri delle istituzioni religiose e ministri delle istituzioni civili; la
contrattazione di provvedimenti dello Stato in sedi parallele a quelle costituzionali formali; la rivendicazione da parte delle autorità ecclesiastiche di un potere di veto, nei casi in cui l’accordo non sia raggiunto; l’uso, ipotizzato o realizzato, dei poteri d’influenza e di pressione della Chiesa sulla società politica per orientare la dinamica degli schieramenti delle forze in campo. Verso i propri fedeli, le manifestazioni sono le direttive vincolanti e la minaccia di sanzioni ecclesiastiche nei confronti di coloro che, pur appartenendo alla stessa comunità di fede, dissentono politicamente.
Dopo mesi di attesa, finalmente il tempo e la concentrazione necessari per addentrarsi nell’argomento.
Chi si riconosce nella democrazia dovrebbe dire: per difenderla, operiamo in spirito di concordia, combattiamo le prepotenze e la plutocrazia, rispettiamoci vicendevolmente, coltiviamo la legalità, promuoviamo la solidarietà, diamo sicurezza ai più deboli e rallentiamo la competizione sociale. Cioè: non rinunciamo a noi stessi, a quello che siamo e a ciò in cui crediamo, cerchiamo di correggere i difetti e combattiamo ciò che la sfigura. In una parola: prendiamoci cura della democrazia.
Invece no. Si dice: basta con questa identità; diamocene un’altra, un’identità militante che ci renda riconoscibili non gli uni verso gli altri, ma gli uni contro gli altri. Le istituzioni non siano neutrali, ma servano a questa battaglia e chi non ci si riconosce, peggio per lui. L’identità ben giustifica il sacrificio degli altri. Darsi questo genere di identità significa precisamente promuovere uno scontro di civiltà. La Chiesa cattolica è direttamente coinvolta. Le si offre l’occasione di una rivincita su un aspetto costitutivo del “mondo moderno”, la democrazia: una rivincita che una parte di essa forse ha sempre desiderato e aspettato.