Archive for March, 2010

Chiesa e Stato (Contro l’etica della verità)

Non avrei saputo descrivere meglio la situazione.

La prima via [del rapporto Stato-Chiesa] è segnata da queste pietre miliari che possono essere variamente combinate e accentuate: la rivendicazione da parte della Chiesa del possesso di un patrimonio di verità ultime sull’essere umano, come singolo e come soggetto sociale, verità la cui validità è destinata ad espandersi oltre la cerchia dei credenti e a investire la società come intero; il rapporto diretto delle autorità civili con la Chiesa come istituzione, in quanto depositaria di valori religiosi e, allo stesso tempo, civili, cioè di una “religione civile” nel significato antico, quale teorizzato da Marco Terenzio Varrone e discusso da Agostino d’Ippona; il vincolo dei fedeli all’obbedienza all’istituzione ecclesiastica, non solo nella loro professione di fede ma anche nel loro essere cittadini, operatori sociali o agenti politici, in nome di quella verità di cui la Chiesa si fa interprete nelle questioni di natura sociale e politica; la pretesa che alla morale della Chiesa, nelle questioni che essa stessa considera rilevanti, si conformino l’etica pubblica in generale e le statuizioni normative che ne conseguono, e l’adesione delle autorità pubbliche a questa pretesa.

Questa è la via confessionale. Le sue manifestazioni spicciole sono, verso lo Stato, i rapporti di vertice tra ministri delle istituzioni religiose e ministri delle istituzioni civili; la
contrattazione di provvedimenti dello Stato in sedi parallele a quelle costituzionali formali; la rivendicazione da parte delle autorità ecclesiastiche di un potere di veto, nei casi in cui l’accordo non sia raggiunto; l’uso, ipotizzato o realizzato, dei poteri d’influenza e di pressione della Chiesa sulla società politica per orientare la dinamica degli schieramenti delle forze in campo. Verso i propri fedeli, le manifestazioni sono le direttive vincolanti e la minaccia di sanzioni ecclesiastiche nei confronti di coloro che, pur appartenendo alla stessa comunità di fede, dissentono politicamente.

da Contro l’etica della verità, di Gustavo Zagrebelsky

Add comment March 31st, 2010

Sulla democrazia (Contro l’etica della verità)

Dopo mesi di attesa, finalmente il tempo e la concentrazione necessari per addentrarsi nell’argomento.

Chi si riconosce nella democrazia dovrebbe dire: per difenderla, operiamo in spirito di concordia, combattiamo le prepotenze e la plutocrazia, rispettiamoci vicendevolmente, coltiviamo la legalità, promuoviamo la solidarietà, diamo sicurezza ai più deboli e rallentiamo la competizione sociale. Cioè: non rinunciamo a noi stessi, a quello che siamo e a ciò in cui crediamo, cerchiamo di correggere i difetti e combattiamo ciò che la sfigura. In una parola: prendiamoci cura della democrazia.

Invece no. Si dice: basta con questa identità; diamocene un’altra, un’identità militante che ci renda riconoscibili non gli uni verso gli altri, ma gli uni contro gli altri. Le istituzioni non siano neutrali, ma servano a questa battaglia e chi non ci si riconosce, peggio per lui. L’identità ben giustifica il sacrificio degli altri. Darsi questo genere di identità significa precisamente promuovere uno scontro di civiltà. La Chiesa cattolica è direttamente coinvolta. Le si offre l’occasione di una rivincita su un aspetto costitutivo del “mondo moderno”, la democrazia: una rivincita che una parte di essa forse ha sempre desiderato e aspettato.

da Contro l’etica della verità, di Gustavo Zagrebelsky

Add comment March 29th, 2010

Il latin lover dello stivale (Istruzioni per rendersi infelici)

Simili problemi [si parla del latin lover] angustiano il mondo maschile italiano, essendosi le donne italiane notevolmente emancipate degli ultimi decenni [prima edizione: 1984]. Prima, l’italiano si sentiva spinto dalla sua stessa mascolinità a comportarsi in maniera passionale. C’era poco rischio, perché di solito veniva respinto efficacemente. Uno dei principi maschili fondamentali del flirt diceva: se io rimango da solo con una donna per più di cinque minuti senza metterle le mani addosso, crederà che io sia un omosessuale. Il problema è che oggi le donne sono notevolmente più disponibili, e, se dobbiamo credere alle relative statistiche psichiatriche, il numero di pazienti affetti da impotenza è in forte aumento. Comportarsi abitualmente in modo virile e passionale è privo di pericoli fino a quando si può fare affidamento sul fatto che la partner assuma il “giusto” atteggiamento complementare e perciò respinga con materna benevolenza.

da Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick

Add comment March 27th, 2010

Sull’altruismo (Istruzioni per rendersi infelici)

Lo dicevo già da tempo.

[…] come ogni altra buona azione, anche la disponibilità a porgere aiuto può soccombere al dubbio. […] Per far nascere dei dubbi sull’altruismo e sulla purezza di tale disponibilità ad aiutare gli altri, dobbiamo chiederci se per caso non abbiamo dei secondi fini. Considero tutto ciò come un versamento sul mio conto corrente in paradiso? Una maniera per impressionare gli altri? Per essere ammirato? Per costringere gli altri a dimostrarmi la loro gratitudine? O, più semplicemente, per curare il mio “doposbornia” spirituale? Come si vede, la forza del pensiero negativo non ha limiti e si sa che chi cerca trova. Per il puro, tutto è puro; invece il pessimista scopre dappertutto lo zampino del diavolo, il tallone d’Achille e tutto ciò che ci è descritto con metafore podologiche.

da Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick

Add comment March 26th, 2010

Quintessenza di polvere

Leggere in viaggio, o viaggiare per leggere?

Io da qualche tempo, ma non so come, ho smarrito tutta l’allegria, abbandonato ogni occupazione; mi sono così appesantito d’umore che persino la bella architettura della terra mi sembra una sterile forma. E anche l’eccelso baldacchino del cielo, questo firmamento stupendo, questo tetto maestoso solcato da fuochi d’oro, debbo dirvelo? non mi pare nient’altro che un pestilenziale ammasso di vapori. Che opera d’arte è l’uomo! Com’è nobile in virtù della ragione! Quali infinite facoltà possiede! Com’è pronto e ammirevole nella forma e nel movimento! Come somiglia a un angelo, per le azioni, e a un dio per la facoltà di discernere! È la bellezza del mondo e il paragone degli animali! Eppure per me non è che quintessenza di polvere. L’uomo non mi attrae…

l’Amleto di Shakespeare, attraverso Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick

Add comment March 24th, 2010

Sì, viaggiare (Istruzioni per rendersi infelici)

Continua la meditata lettura.

Traendo liberamente spunto da [Alfred] Atler, si può dire che le regole di questo gioco con il futuro sono all’incirca le seguenti: arrivare, che letteralmente e metaforicamente significa raggiungere una meta, vale come importante criterio di misura per il successo, il potere, l’approvazione e il rispetto per se stesso. Viceversa, l’insuccesso o l’indolente tirare avanti sono un segno di stupidità, pigrizia, irresponsabilità o viltà. Ma la strada del successo è faticosa, sia perché è necessario applicarsi molto, sia perché anche sforzandosi intensamente si può fallire. Piuttosto che impegnarsi in una “politica dei piccoli passi”, perseguendo scopi ragionevoli e raggiungibili, conviene scegliersi una meta straordinariamente elevata.
Ai miei lettori dovrebbero risultarne evidenti i vantaggi. L’aspirazione faustiana, la ricerca del Fiore Azzurro, l’ascetica rinuncia alle più basse soddisfazioni della vita godono di un grande prestigio sociale e fanno battere più forte i cuori di madre. Ma, soprattutto, se la meta è molto lontana anche il più sciocco capisce che la strada è lunga e difficile, e che i preparativi di viaggio sono complessi e richiedono molto tempo. Nessuno oserebbe rimproverare che non ci si è ancora messi in viaggio, e tantomeno arrischierebbe una critica nel caso in cui, una volta partiti, si perdesse la strada e si girasse in tondo, oppure si facessero lunghe soste. Al contrario, esistono eroici esempi di smarrimento nel labirinto e di fallimento in imprese sovrumane, al cui fulgore si riluce un po’.
Ma questo non è tutto. Come già sottintendono le citazioni iniziali [omesse], raggiungere le mete anche più elevate comporta un ulteriore pericolo: il “doposbornia”. L’esperto in infelicità conosce bene questo pericolo, non importa se consciamente o inconsciamente. Lo scopo non ancora raggiunto – così sembra volere il creatore del nostro mondo – è più desiderabile, romantico e luminoso di quanto possa esserlo quello a cui si è già arrivati. Non dobbiamo farci illusioni. L’incanto della luna di miele finisce prima di quanto si creda: all’arrivo nella lontana ed esotica città, il tassista cerca di imbrogliarci; sostenuta con successo una prova decisiva, sopravvengono nuove complicazioni e inattese responsabilità; e, come è noto, anche per la serenità della vecchiaia dopo il pensionamento le cose non vanno diversamente.

da Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick

Add comment March 2nd, 2010


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