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Teoria dei segnali

No, non sto parlando del modulo che affligge numerosi corsi di laurea di Ingegneria, ma dell’idea che i concetti possano essere espressi con dei segnali anziché con delle parole.
Non mancano esempi in cui questo approccio risulti vincente: a partire dalle segnalazioni stradali, in cui l’immediatezza ha la precedenza (hihi) sulla precisione; oppure il linguaggio dei segni dei sordomuti, impossibilitati ad usare le parole per definizione. Ma, beninteso, si tratta di linguaggi in cui il significato di ogni segnale è ben definito… o nella maggior parte dei casi ben comprensibile (con le dovute eccezioni, come può testimoniare chiunque abbia seguito un corso per la patente di guida da più di 5 anni).
Ma, in nome delle divinità femminili (perché è quello il problema) di tutti i pantheon delle religioni politeiste (e sono tante), perché si deve ricorrere ai segnali quando le parole sono un’alternativa altrettanto valida, se non preferibile? La scusa del “voglio valutare la tua capacità di capirmi” è tanto vuota quanto quella di un uomo smarritosi in terra straniera, che si ostina a voler parlare e chiedere aiuto nella propria lingua, anche se i nativi continuano a fargli ampi cenni di non stare capendo assolutamente nulla delle sue richieste.
Lasciate che mi spieghi usando termini a me cari (cioè mutuati dal campo della trasmissione dell’informazione 🙂 ).
La conversazione a parole, dato un opportuno protocollo, stabilisce un canale di trasmissione delle informazioni affidabile (cioè siamo sicuri che i dati siano arrivati a destinazione), autenticato (cioè siamo sicuri che il mittente dell’informazione sia chi dice di essere), molto spesso integro (cioè i dati non vengono modificati mentre viaggiano dal mittente al destinatario). Certo, non si ha la garanzia che, una volta a destinazione, i dati siano interpretati nella stessa maniera in cui erano interpretati dal mittente, ma almeno sono giunti in porto.
Con i segnali, invece, non c’è nessuna di queste garanzie. Certo, magari si può ottenere riservatezza dell’informazione, ma i gesti usati mentre si gioca a briscola non valgono in questo discorso. Ed a poco vale ripetere la trasmissione a tamburo battente di tali segnali, come fossero datagrammi, sperando che almeno uno di essi raggiunga il destinatario. No, come ogni sistema sicuro che si rispetti, il destinatario sospetterà un attacco di tipo Denial of Service, magari con l’aggiunta del Source Address Spoofing, scartando, sottolineo giustamente, tutta l’informazione in arrivo.
Non lamentatevi, ma passate a standard condivisi.

La parola! Al servizio dell’uomo da duecentomila anni!

3 comments August 25th, 2009


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