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Passato, presente e futuro

Un passaggio interessante sulla definizione di passato, presente e futuro, nell’ambito della discussione su fisica classica e teoria dei quanta.

[…] le parole comuni “spazio” e “tempo” si riferiscono ad una struttura dello spazio e del tempo che è in realtà un’idealizzazione ed una supersemplificazione della struttura reale. Ma dobbiamo tuttavia tentare di descrivere la nuova struttura e possiamo forse farlo nel modo seguente:
Quando noi usiamo il termine “passato” noi comprendiamo tutti quegli eventi che noi potremmo conoscere almeno in via di principio, dei quali avremmo potuto sentire parlare almeno in via di principio. In modo analogo comprendiamo col termine “futuro” tutti quegli eventi che noi potremmo influenzare almeno in via di principio, che noi potremmo tentare di cambiare o di ostacolare, almeno in via di principio. […] È facile constatare che essa [la definizione appena data] corrisponde con molta precisione all’uso che facciamo comunemente dei termini. […]
Nella teoria classica accettiamo l’assunto che futuro e passato siano separati da un intervallo temporale infinitamente breve che noi possiamo chiamare il momento presente. Nella teoria della relatività apprendiamo che la situazione è diversa: futuro e passato sono separati da un intervallo finito di tempo la lunghezza del quale dipende dalla distanza dall’osservatore. Qualsiasi azione può propagarsi soltanto ad una velocità minore od uguale alla velocità della luce. Perciò un osservatore in un dato istante non può né conoscere né influenzare eventi distanti che abbiano luogo tra due tempi caratteristici. Uno di questi tempi è l’istante in cui un segnale luminoso viene emesso dal punto in cui avviene l’evento per raggiungere l’osservatore al momento dell’osservazione. L’altro tempo è l’istante in cui un segnale luminoso, fornito dall’osservatore all’istante dell’osservazione raggiunge il punto dell’evento. L’intero intervallo temporale finito tra questi due istanti può considerarsi come il “tempo presente” per l’osservazione all’istante dell’osservazione. Qualsiasi evento realizzantesi tra i due tempi caratteristici può esser detto “simultaneo” all’atto dell’osservazione.

da Fisica e Filosofia, di Werner Heinseberg

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