Archive for August, 2009

Teoria dei segnali

No, non sto parlando del modulo che affligge numerosi corsi di laurea di Ingegneria, ma dell’idea che i concetti possano essere espressi con dei segnali anziché con delle parole.
Non mancano esempi in cui questo approccio risulti vincente: a partire dalle segnalazioni stradali, in cui l’immediatezza ha la precedenza (hihi) sulla precisione; oppure il linguaggio dei segni dei sordomuti, impossibilitati ad usare le parole per definizione. Ma, beninteso, si tratta di linguaggi in cui il significato di ogni segnale è ben definito… o nella maggior parte dei casi ben comprensibile (con le dovute eccezioni, come può testimoniare chiunque abbia seguito un corso per la patente di guida da più di 5 anni).
Ma, in nome delle divinità femminili (perché è quello il problema) di tutti i pantheon delle religioni politeiste (e sono tante), perché si deve ricorrere ai segnali quando le parole sono un’alternativa altrettanto valida, se non preferibile? La scusa del “voglio valutare la tua capacità di capirmi” è tanto vuota quanto quella di un uomo smarritosi in terra straniera, che si ostina a voler parlare e chiedere aiuto nella propria lingua, anche se i nativi continuano a fargli ampi cenni di non stare capendo assolutamente nulla delle sue richieste.
Lasciate che mi spieghi usando termini a me cari (cioè mutuati dal campo della trasmissione dell’informazione 🙂 ).
La conversazione a parole, dato un opportuno protocollo, stabilisce un canale di trasmissione delle informazioni affidabile (cioè siamo sicuri che i dati siano arrivati a destinazione), autenticato (cioè siamo sicuri che il mittente dell’informazione sia chi dice di essere), molto spesso integro (cioè i dati non vengono modificati mentre viaggiano dal mittente al destinatario). Certo, non si ha la garanzia che, una volta a destinazione, i dati siano interpretati nella stessa maniera in cui erano interpretati dal mittente, ma almeno sono giunti in porto.
Con i segnali, invece, non c’è nessuna di queste garanzie. Certo, magari si può ottenere riservatezza dell’informazione, ma i gesti usati mentre si gioca a briscola non valgono in questo discorso. Ed a poco vale ripetere la trasmissione a tamburo battente di tali segnali, come fossero datagrammi, sperando che almeno uno di essi raggiunga il destinatario. No, come ogni sistema sicuro che si rispetti, il destinatario sospetterà un attacco di tipo Denial of Service, magari con l’aggiunta del Source Address Spoofing, scartando, sottolineo giustamente, tutta l’informazione in arrivo.
Non lamentatevi, ma passate a standard condivisi.

La parola! Al servizio dell’uomo da duecentomila anni!

3 comments August 25th, 2009

Passato, presente e futuro

Un passaggio interessante sulla definizione di passato, presente e futuro, nell’ambito della discussione su fisica classica e teoria dei quanta.

[…] le parole comuni “spazio” e “tempo” si riferiscono ad una struttura dello spazio e del tempo che è in realtà un’idealizzazione ed una supersemplificazione della struttura reale. Ma dobbiamo tuttavia tentare di descrivere la nuova struttura e possiamo forse farlo nel modo seguente:
Quando noi usiamo il termine “passato” noi comprendiamo tutti quegli eventi che noi potremmo conoscere almeno in via di principio, dei quali avremmo potuto sentire parlare almeno in via di principio. In modo analogo comprendiamo col termine “futuro” tutti quegli eventi che noi potremmo influenzare almeno in via di principio, che noi potremmo tentare di cambiare o di ostacolare, almeno in via di principio. […] È facile constatare che essa [la definizione appena data] corrisponde con molta precisione all’uso che facciamo comunemente dei termini. […]
Nella teoria classica accettiamo l’assunto che futuro e passato siano separati da un intervallo temporale infinitamente breve che noi possiamo chiamare il momento presente. Nella teoria della relatività apprendiamo che la situazione è diversa: futuro e passato sono separati da un intervallo finito di tempo la lunghezza del quale dipende dalla distanza dall’osservatore. Qualsiasi azione può propagarsi soltanto ad una velocità minore od uguale alla velocità della luce. Perciò un osservatore in un dato istante non può né conoscere né influenzare eventi distanti che abbiano luogo tra due tempi caratteristici. Uno di questi tempi è l’istante in cui un segnale luminoso viene emesso dal punto in cui avviene l’evento per raggiungere l’osservatore al momento dell’osservazione. L’altro tempo è l’istante in cui un segnale luminoso, fornito dall’osservatore all’istante dell’osservazione raggiunge il punto dell’evento. L’intero intervallo temporale finito tra questi due istanti può considerarsi come il “tempo presente” per l’osservazione all’istante dell’osservazione. Qualsiasi evento realizzantesi tra i due tempi caratteristici può esser detto “simultaneo” all’atto dell’osservazione.

da Fisica e Filosofia, di Werner Heinseberg

1 comment August 16th, 2009

The Last Question (Asimov)

An afternoon started by reading an Asimov short story is always an interesting one.

Today I read (by chance) The Last Question, a story about a fictional computer, called Multivac, to which several men, in different stages of the human technological development, ask questions about the death of the Solar System, of the other stars and the rest of the Universe.

If you want, you can ask Multivac the same question, but I don’t think you’ll have an answer different from:

INSUFFICIENT DATA FOR MEANINGFUL ANSWER.

Add comment August 11th, 2009

La legge di Murphy applicata alla tesi

Non so se sia già stata elaborata in maniera formale, ma se la legge di Murphy venisse in qualche modo applicata alla scrittura della tesi, suonerebbe pressappoco così:

Se lasci per ultimo un esempio che ritieni semplice, senza complicazioni, ma lungo da descrivere, allora questo esempio conterrà un dettaglio che ti costringerà a rivedere una parte determinante del tuo lavoro, costringendoti a riformulare alcune caratteristiche del tuo modello. In particolare, scoprirai che i casi d’uso che avevi affrontato sono solo un caso particolare della situazione generale.

Sì, esperienza personale.

2 comments August 5th, 2009

Richard Feynman on “Social Sciences”

A very interesting comment by Richard Feynman, one of the most influential physicists of the past century, on so-called “social sciences”.

(embedded readers: video is at http://dark.asengard.net/blog/2009/08/01/richard-feynman-on-social-sciences/)

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