Il cattivo umore e la partecipazione, secondo Werther
June 5th, 2009 at 04:41pm dark
Werther spiega la sua visione circa l’effetto che ha sugli altri una persona che ha “la luna di traverso” e perché la considererebbe alla stregua di un malato.
“Lei ha definito vizio il cattivo umore, mi sembra che sia esagerato”
“Niente affatto”, risposi, “esso merita questo nome quando nuoce a noi stessi e agli altri. Non è già abbastanza non riuscire a renderci felici, gli uni con gli altri, dobbiamo anche derubarci del piacere che ognuno di noi talvolta riesce a procurarsi? E mi dica chi è quell’individuo che ha la luna di traverso e che è malgrado tutto capace di nasconderla, di tenersela per sé, cioè, senza turbare ogni gioia attorno. O piuttosto non si tratta di un rancore represso per la nostra inferiorità, della consapevolezza della nostra pochezza sempre legata alla gelosia e aizzata da sciocca vanità? Vediamo persone felici e non siamo noi a farle felici, e questo ci è insopportabile.” Lotte mi sorrise vedendo con quanto impeto parlavo, e una lacrima negli occhi di Federica mi spronò a proseguire. “Guai a coloro,” dissi, “che si servono del potere che hanno su qualcuno per derubarlo delle semplici gioie che spontaneamente vi germogliano. Tutti i regali, tutti i favori del mondo non potranno mai sostituire un attimo di gioia che ci è stato amareggiato dall’invidiosa inquietudine del nostro tiranno.”
Il mio cuore in quel momento era stracolmo; il ricordo di alcune cose passate presero a incalzare nella mia anima, e gli occhi mi si riempirono di lacrime.
“Bisognerebbe ripetersi ogni giorno,” esclamai, “che non si può fare niente per i nostri amici se non lasciare loro le loro gioie e moltiplicare la loro felicità condividendola con loro. Sei forse capace, quando la loro anima più intima è torturata da una passione angosciosa, di versarvi una goccia di conforto?
E quando l’estrema, tormentosa malattia si abbatterà sulla creatura che hai martoriato quando era nei suoi giorni fiorenti, ed ora eccola lì nello sfinimento più miserevole, l’occhio spento rivolto al cielo, il sudore della morte gocciolante sulla fronte pallida, e tu stai accanto al letto come un dannato, intimamente persuaso che sei impotente malgrado tutti i tuoi averi, e l’angoscia ti divora dentro… allora vorresti dare tutto pur di infondere una stilla di energia, una scintilla di coraggio in quella creatura morente.”
Il ricordo di una scena uguale, a cui ero stato presente, mi assalì con violenza bruta. Portai il fazzoletto agli occhi e abbandonai la compagnia, e solo la voce di Lotte che mi gridava che dovevamo partire mi richiamò a me stesso. Oh, come mi ha rimproverato strada facendo, per la viva partecipazione a tutto quel che mi capita, dicendomi che avrei finito per rovinarmi, che dovrei avere più riguardo per me. – Oh, angelo! È per te che vivrò.
da I dolori del giovane Werther, romanzo epistolare di Johann Wolfgang Goethe; lettera del 1° luglio 1771, nella traduzione di Aldo Busi.
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4 Comments Add your own
1. Mat_Jack1 | June 10th, 2009 at 19:08:23
great, lo stai leggendo?
penso che dovrei leggere un po’ meno nerdizie e un po’ più di letteratura
2. Mat_Jack1 | June 10th, 2009 at 19:08:49
o mi accontento di dark knight!!! :*
3. dark | June 10th, 2009 at 19:19:04
Si, Mat_Jack1, lo sto leggendo a tempo perso, tra un’automa ed un grafo…
E non accontentarti
4. Mat_Jack1 | June 10th, 2009 at 20:02:40
ahahah, non mi accontenterò!!
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