Archive for June, 2009

Why free software shouldn’t depend on Mono or C#

Some days ago, the Free Software Foundation published a short, very interesting article by Richard Stallman that claims, as summarized in the title, that the FOSS community should not pursue the patent-encumbered way of the compatibility with closed minds.

This is not to say that implementing C# is a bad thing. Free C# implementations permit users to run their C# programs on free platforms, which is good. […] The problem is not in the C# implementations, but rather in Tomboy and other applications written in C#. If we lose the use of C#, we will lose them too. That doesn’t make them unethical, but it means that writing them and using them is taking a gratuitous risk.

Full article here: http://www.fsf.org/news/dont-depend-on-mono

2 comments June 29th, 2009

Personal Gentoo overlay on github.com

It’s a few weeks now that I’m keeping my personal Gentoo overlay on github. I’m uploading there some ebuilds that I need, usually to fix bugs corrected only on Bugzilla, to bump recent packages or anything that is not yet in the official Portage tree or in any of the popular overlays that I use.

http://github.com/dark/darkGentooOverlay/tree/

If you wish to use it, just clone it somewhere in your disk with
git clone git://github.com/dark/darkGentooOverlay.git
and add the fetched folder to your PORTDIR_OVERLAY.
If you have any comments, please let me know 😉

Add comment June 20th, 2009

La (non) scelta, le costrizioni sociali (Werther)

Ancora una volta, Werther ed il suo contributo all’indagine sul sistema umano.
Nell’ultimo incontro “sereno” (se così si può dire) con Lotte, spunti, da entrambi i personaggi, sulla libertà di scelta (o sulla sua assenza), sulla lungimiranza, sulla personalità e sulla propria visione del mondo e della vita.

“Anche lei,” disse Lotte celando il suo imbarazzo dietro un soave sorriso, “anche lei avrà il suo regalo se farà il bravo: una candelina e chissà che altro…” “E cosa intende dire se farò il bravo?” disse lui, “come devo fare, che cosa devo fare? cara Lotte!” “Giovedì sera,” disse lei, “è la vigilia di Natale, vengono i bambini, e anche mio padre, ognuno avrò il suo regalo, venga anche lei… ma non prima.” Werther rimase sbalordito. “La prego,” continuò lei, “faccia come le dico, la prego per la mia quiete, non può, non può andare avanti così!” fra i denti. Lotte, che sentiva in che stato spaventoso l’avessero ridotto queste parole, cercò con ogni sorta di domande di deviare i suoi pensieri, ma invano. “No, Lotte,” esclamò: “non la rivedrò più!” “Perché questo?” rispose lei. “Werther, lei può, lei deve rivederci, solo si moderi un po’. Oh, ma perché doveva nascere con questa violenza dentro, con questa passione incontenibile per tutto ciò che lei intraprende? La prego,” continuò prendendolo per mano, “si moderi. La sua intelligenza, la sua cultura, il suo talento, quante soddisfazioni potrebbe ricavarne! Sia uomo! Indirizzi altrove questo triste attaccamento per una persona che non può far altro che compatirla!” Lui digrignò i denti e la guardò con occhi cupi. Lo teneva sempre per la mano. “Solo un po’ di buon senso, Werther!” disse. “Non sente che si sta ingannando, che si sta rovinando di proposito? Perché io, poi, Werther? proprio io, proprietà di un altro? proprio ciò? Temo, eccome, che quello che rende così seducente questo desiderio sta solo nell’impossibilità di avermi.” Ritirò la mano da quella di lei, guardandola con occhi fissi e sdegnati. “Saggia,” esclamò, “molto saggia! È forse una delle osservazioni di Alberto? Accorta! molto accorta!” “Chiunque la può fare,” replicò lei. “Possibile che in tutto il mondo non ci sia una ragazza capace di esaudire i desideri del suo cuore? Si faccia forza, si guardi attorno, e le giuro che la troverà; da lungo tempo sono preoccupata, per lei e per noi, dell’isolamento in cui s’è chiuso negli ultimi tempi. Si faccia forza! Un viaggio la distrarrà. Cerchi, trovi un oggetto degno del suo amore, e poi ritorni qui a godersi insieme a noi il piacere di una vera amicizia.”
“Si potrebbe benissimo,” disse lui con un gelido sorriso, “far stampare queste parole e raccomandarle a tutti i precettori, Lotte cara! Mi lasci ancora un po’ di tempo, tutto andrà a posto!”

da I dolori del giovane Werther, romanzo epistolare di Johann Wolfgang Goethe, nella traduzione di Aldo Busi.

Add comment June 15th, 2009

Il cattivo umore e la partecipazione, secondo Werther

Werther spiega la sua visione circa l’effetto che ha sugli altri una persona che ha “la luna di traverso” e perché la considererebbe alla stregua di un malato.

“Lei ha definito vizio il cattivo umore, mi sembra che sia esagerato”
“Niente affatto”, risposi, “esso merita questo nome quando nuoce a noi stessi e agli altri. Non è già abbastanza non riuscire a renderci felici, gli uni con gli altri, dobbiamo anche derubarci del piacere che ognuno di noi talvolta riesce a procurarsi? E mi dica chi è quell’individuo che ha la luna di traverso e che è malgrado tutto capace di nasconderla, di tenersela per sé, cioè, senza turbare ogni gioia attorno. O piuttosto non si tratta di un rancore represso per la nostra inferiorità, della consapevolezza della nostra pochezza sempre legata alla gelosia e aizzata da sciocca vanità? Vediamo persone felici e non siamo noi a farle felici, e questo ci è insopportabile.Lotte mi sorrise vedendo con quanto impeto parlavo, e una lacrima negli occhi di Federica mi spronò a proseguire. “Guai a coloro,” dissi, “che si servono del potere che hanno su qualcuno per derubarlo delle semplici gioie che spontaneamente vi germogliano. Tutti i regali, tutti i favori del mondo non potranno mai sostituire un attimo di gioia che ci è stato amareggiato dall’invidiosa inquietudine del nostro tiranno.”
Il mio cuore in quel momento era stracolmo; il ricordo di alcune cose passate presero a incalzare nella mia anima, e gli occhi mi si riempirono di lacrime.
“Bisognerebbe ripetersi ogni giorno,” esclamai, “che non si può fare niente per i nostri amici se non lasciare loro le loro gioie e moltiplicare la loro felicità condividendola con loro. Sei forse capace, quando la loro anima più intima è torturata da una passione angosciosa, di versarvi una goccia di conforto?
E quando l’estrema, tormentosa malattia si abbatterà sulla creatura che hai martoriato quando era nei suoi giorni fiorenti, ed ora eccola lì nello sfinimento più miserevole, l’occhio spento rivolto al cielo, il sudore della morte gocciolante sulla fronte pallida, e tu stai accanto al letto come un dannato, intimamente persuaso che sei impotente malgrado tutti i tuoi averi, e l’angoscia ti divora dentro… allora vorresti dare tutto pur di infondere una stilla di energia, una scintilla di coraggio in quella creatura morente.”
Il ricordo di una scena uguale, a cui ero stato presente, mi assalì con violenza bruta. Portai il fazzoletto agli occhi e abbandonai la compagnia, e solo la voce di Lotte che mi gridava che dovevamo partire mi richiamò a me stesso. Oh, come mi ha rimproverato strada facendo, per la viva partecipazione a tutto quel che mi capita, dicendomi che avrei finito per rovinarmi, che dovrei avere più riguardo per me. – Oh, angelo! È per te che vivrò.

da I dolori del giovane Werther, romanzo epistolare di Johann Wolfgang Goethe; lettera del 1° luglio 1771, nella traduzione di Aldo Busi.

4 comments June 5th, 2009

Growing up (Good Will Hunting)

Robin Williams and Matt Damon in one of the greatest scenes of the movie history, from Good Will Hunting. A wonderful monologue about growth, love, war and stereotypes.

Sean: I thought about what you said to me the other day, about my painting.
Will: Yeah?
Sean: Stayed up half the night thinking about it. Something occurred to me…I fell into a deep peaceful sleep, and haven’t thought about you since. Do you know what occurred to me?
Will: No.
Sean: You’re just a kid, you don’t have the faintest idea what you’re talkin’ about.
Will: Why thank you.
Sean: It’s all right. You’ve never been out of Boston.
Will: Nope.
Sean: So if I asked you about art, you’d probably give me the skinny on every art book ever written. Michelangelo, you know a lot about him. Life’s work, political aspirations, him and the pope, sexual orientations, the whole works, right? But I’ll bet you can’t tell me what it smells like in the Sistine Chapel. You’ve never actually stood there and looked up at that beautiful ceiling; seen that. If I ask you about women, you’d probably give me a syllabus about your personal favorites. You may have even been laid a few times. But you can’t tell me what it feels like to wake up next to a woman and feel truly happy. You’re a tough kid. And I’d ask you about war, you’d probably throw Shakespeare at me, right, “once more unto the breach dear friends.” But you’ve never been near one. You’ve never held your best friend’s head in your lap, watch him gasp his last breath looking to you for help. I ask you about love, you’d probably quote me a sonnet. But you’ve never looked at a woman and been totally vulnerable — known someone that could level you with her eyes. Feeling like god put an angel on Earth just for you. That could rescue you from the depths of hell. And you wouldn’t know what it’s like to be her angel. To have that love for her, be there for forever. Through anything, through cancer. And you wouldn’t know about sleeping sitting up in a hospital room for two months holding her hand, because the doctors could see in your eyes that the term ‘visiting hours’ don’t apply to you. You don’t know about real loss, because that only occurs when you love something more than you love yourself. I doubt you’ve ever dared to love anybody that much. I look at you — I don’t see an intelligent, confident man. I see a cocky, scared-shitless kid. But you’re a genius Will, no one denies that. No one could possibly understand the depths of you. But you presume to know everything about me, because you saw a painting of mine, and you ripped my fuckin’ life apart. You’re an orphan right?
[Will nods]
Sean: You think I know the first thing about how hard your life’s been, how you feel, who you are, because I read Oliver Twist? Does that encapsulate you? Personally… I don’t give a shit about all that, because you know what, I can’t learn anything from you, I can’t read in some fuckin’ book. Unless you want to talk about you, who you are. Then I’m fascinated. I’m in. But you don’t want to do that do you sport? You’re terrified of what you might say. Your move, chief.

Add comment June 1st, 2009


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