Archive for April, 2009

I cento passi

È il momento delle eco del passato (vicino e remoto) e dell’immediato futuro (domani). Sì, le eco viaggiano anche indietro nel tempo.

I cento passi, Modena City Ramblers, da ¡Viva la vida, muera la muerte!.
Alcune immagini tratte dall’omonimo film di Marco Tullio Giordana.
(ancora fortissima l’impressione di vedere le bandiere rosse del funerale del film, rese bianche dal filtro b/n)

“Sei andato a scuola? Sai contare?”
“Come contare?”
“Come contare? 1,2,3,4,sai contare?”
“Si, so contare”
“Sai camminare?”
“So camminare”
“E contare e camminare insieme lo sai fare?”
“Si! Penso di si!”
“Allora forza! Conta e cammina! dai… 1,2,3,4,5,6,7,8…”
“Dove stiamo andando?”
“Forza! Conta e cammina!… 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100! Lo sai chi ci abita qua? Ah? U zù Tanu ci abita qua!! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi!”

È nato nella terra dei vespri e degli aranci,
tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare,
la voglia di giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato,
di certo in quell’ambiente da lui poco onorato..
Si sa dove si nasce, ma non come si muore
e non se un’ideale ti porterà dolore..
Ma la tua vita adesso puoi cambiare
solo se sei disposto a camminare,
gridando forte senza aver paura
contando cento passi lungo la tua strada..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!

“Noi ci dobbiamo ribellare”

Poteva come tanti scegliere e partire,
invece lui decise di restare.
Gli amici, la politica, la lotta del partito,
alle elezioni si era candidato.
Diceva da vicino li avrebbe controllati,
ma poi non ebbe tempo perché venne ammazzato.
Il nome di suo padre nella notte non è servito,
gli amici disperati non l’hanno più trovato.
Allora dimmi se tu sai contare,
dimmi se sai anche camminare,
contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!

Era la notte buia dello Stato Italiano,
quella del nove maggio settantotto.
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro,
l’alba dei funerali di uno stato.
Allora dimmi se tu sai contare,
dimmi se sai anche camminare,
contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani…
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!

“E’ solo un mafioso, uno dei tanti”
“E’ nostro padre”
“Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese! Io voglio fottermene!
Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare!”

Add comment April 30th, 2009

Perché sono solo (nessun prete lo accompagnò)

Tutti hanno d’avanzo
sol io sono come chi tutto ha abbandonato.
Oh, il mio cuore di stolto
quanto è confuso!
L’uomo comune è così brillante
sol io sono tutto ottenebrato,
l’uomo comune in tutto s’intromette,
sol io di tutto mi disinteresso,
agitato sono come il mare,
sballottato sono come chi non ha punto fermo.
Tutti gli uomini sono affaccendati
sol io sono ebete come villico.
Solo io mi differenzio dagli altri
e tengo in gran pregio la madre che nutre.

Tao Tê Ching, XX, 78

Allego video trovato online:

2 comments April 27th, 2009

25 aprile, giorno dei caduti di Salò

Un titolo provocatorio per far riflettere (com’è abitudine dell’editore di questo blog).
Non pretendo di sostenere una tesi pubblicamente su queste pagine, ma preferisco iniettare nei lettori il germe del dubbio, al massimo come preludio ad una discussione di persona (o per telefono, se le distanze non lo permettono). Ciononostante, le parole spese negli ultimi giorni sulla ricorrenza della liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista hanno a volte travalicato il limite del grottesco.
Dunque, una dose di rap molfettese a beneficio delle vostre sinapsi: Pimpami la storia, di Caparezza, dall’album Le dimensioni del mio caos.

Bella prof e che schifo Garibaldi, vestito dai saldi, peloso come Garfield. Via la camicia rossa e dagli una t-shirt Trussardi su jeans Cavalli. Sulla faccia lenti a goccia Ray Ban e poi taglia la barba a sta capoccia da Imam. Un nunchaku da Jackie Chan gli dà più charme, ora si che Gary c’ha i più fieri dei fans. Bella! Mondiale la seconda guerra ma su sto libro è dato che abbiamo ingoiato merda! È regolare che non studia nessuno, scrivi: Italia batte resto del mondo 18 a 1. I campioni siamo noi, siamo noi perciò aggiungi “Po po po po po”. Il capitano fa goal, bordello come Gogol, storia XL non una small, pimpala! Questa è la storia prof, la vera storia prof, lo dice uno che se esce dal culo fa “plof”.

Bella prof, pimpami la storia… che storia! (rit.)

Si stava meglio quando si stava peggiorando, gli oppositori traditori peggio di Ronaldo non li mandavano al fresco di una cella, ma al caldo dei Caraibi su navi di Jack Sparrow. Prof, il ventennio pimpamelo, scrivi che i partigiani quel tempo lo vissero di relax in pedalò, piedi nudi nei sabot, 25 aprile giorno dei caduti di Salò. Umberto di Savoia non andò via, ma che repubblica, la gente vota monarchia. Non c’è partita tra re e democrazia, come mettere la PSP col Game Gear. E la costituzione è un cd con una traccia, l’ultima hit da spiaggia. Il nonno di Eminem minaccia: “Tutta l’Europa deve suonare il piano Marshall!” Questa è la storia prof, mi prende un sacco prof, tipo che quella di un cosacco di nome Popoff.

Bella prof, pimpami la storia… che storia! (rit.)

Dalla mia storia cancella i fricchettoni, con la spada nel braccio, non nel cuore come Little Tony. Questi fattoni sempre sotto i riflettori. Scrivi che gli hippy se ne stavano zitti e buoni. Gli anni di piombo, le stragi, i sequestri, ma no, non mi interessano argomenti come questi. Io di quei tempi voglio ricordare solo “La liceale nella classe dei ripetenti”.

Così funziona e per fortuna fa trend, il vecchio libro lo rottamo tipo Duna Weekend. Adesso serve un finale potente che terrorizzi l’occidente più dell’urlo di Chen. Da qui in avanti qualunque cosa succeda, scrivi che la colpa è di Al Quaeda. Me l’hai pimpata di brutto prof, vedrai patiti della storia fin dalla scuola media. Questa è la storia prof, la vera storia prof e non c’è niente da ridere non è Zelig Off.

Bella prof, pimpami la storia… che storia! (rit.)

5 comments April 25th, 2009

Avoid Skype crash with video conversation on Linux

There is a recurring problem that (used to) annoy me when I tried to use my webcam with Skype on Linux. Being a proud owner of a

00:02.1 Display controller: Intel Corporation 82852/855GM Integrated Graphics Device (rev 02)

the number of Xv ports that the display driver (xf86-video-intel) exports to the applications is quite limited:
$ xvinfo | grep ports
number of ports: 1

Yep, only one, not enough to show both the incoming and the outgoing video stream. Skype underlines the problem by printing
Xv ports available: 1
on the console and, most importantly, by crashing whenever I try a full-duplex video conversation.

The workaround I found this evening is quite simple and I wonder why my previous attempts were unable to hit the target:

  1. Establish the audio conversation with the counterpart.
  2. Enable my own video stream: I see the video thumbnail and the peer starts receiving my image.
  3. Disable the local visualization of my video stream: I no longer see the preview, but the counterpart still receives my video. More importantly, the video resource (the Xv port) is still held by the application, so the attempt to show a new video window, in this moment, would crash Skype.
  4. Stop streaming my own video: the peer no longer sees my image. Probably Skype releases the Xv port in this moment.
  5. Ask the peer to start streaming his/her image: Skype allocates the (now free) Xv port to the incoming video, thus showing the counterpart data.
  6. Restart my video stream: Skype remembers that I desired not to see my preview in the current session, so no allocation attempt takes place, thus no crash.

Maybe there are some variations of the algorithm that work as well, but that’s enough for me 🙂 (and this method is almost transparent to the counterpart).

3 comments April 17th, 2009

Ave Maria (De André)

Maria, come generico nome di donna, privo di ogni connotazione religiosa. Maria come immagine di maternità e legame travagliato. Maria cantata da un non credente, in un già citato album da brividi: La buona novella.

E te ne vai, Maria, fra l’altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.

Sai che fra un’ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.

Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.

Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.

(per tutti coloro che stanno leggendo il post via qualche meccanismo di embedding e non vedono tutto il contenuto: il post originale è qui: http://dark.asengard.net/blog/2009/04/15/ave-maria-de-andre/)

Add comment April 15th, 2009

Cammina solo (Caparezza)

Il Caparezza vecchia scuola, album omonimo, il primissimo.
Cammina solo, dedicato a chi sa.

Non rappresento che me stesso perchè questo sono, se sbaglio mi perdono, prima di essere MC sii uomo mi ripeto, fa mille passi indietro e il risultato è che non mi sento per niente arrivato, anzi sto bene anche a cibarmi degli avanzi dei padroni sazi e mi piglio spazi se me li concedono, sennò me li lascio fottere: detesto combattere, che vuoi farci? È carattere! Sbattere testa contro le porte è il mio forte, sono il gallo da spennare per chi bara alle carte, giullare di corte messo a morte e poi salvato da una chance; lascerei la musica, ma sta stronza mi fa le avances e non resisto, mi do in pasto alla lingua che mastico, investo in testi che vesto di stracci e mi riduco al lastrico, nella testa un mistico richiamo, poema indiano che mi prende per mano e mi dice: “Andiamo!”

Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.
Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.

Detesto l’odio ma l’ho visto venir fuori dagli occhi di alcuni interlocutori, hanno motivi loro e i loro sguardi sono come lastre di ghiaccio, si scioglieranno a poco a poco al fuoco di ciò che faccio. Se il rancore resta onestamente non mi resta niente da fare che alzare i tacchi e andare, menare, via, cullarmi nel tepore di ogni mano che ha stretto la mia, avere Dio come terapia: sarà la miopia ma faccio fatica a inquadrare la retta via, voglio te per compagnia, portami in balia della gente, dove c’è amore, lì sarò presente anch’io. Ti cedo il posto mio: non è per vincere che vivo ma per ardere, perciò se dovrò perdere lasciatemi perdere e avrò perso, cosciente che non sono né peggiore né migliore di nessuno finchè sarò diverso.

Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.
Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.

Se mi ritrovo sull’incudine, sotto un martello di solitudine, colpo su colpo come un polpo sullo scoglio muoio, ma ci farò l’abitudine. Se non lo sai cominciai per scherzo, come un bimbo immobile nell’automobile con le mani sullo sterzo verso nuovi orizzonti, sopra e sotto i ponti, davanti a piatti pronti, pagato con assegni fatti di saldi e sconti. Tra re, regine e fanti cercai clemenza, mò non vado in
vacanza prima di aver lasciato una testimonianza di ciò che sono, coi miei tanti nomi, le contraddizioni; appartengo ad una strana scena: quella degli esseri umani. Credo ai meriti che conquisto, credo in Cristo perchè l’ho visto,
credo al rischio dell’incomprensione, credo nelle persone, nella consolazione, nella mia devozione, in ogni azione pacifica: detesto l’astio che ramifica, la cassa che lo amplifica, canto il mio Magnificat come un pazzo a mare e monti, ignoranti e colti, sperando che qualcuno ascolti.

Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.
Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.

Add comment April 13th, 2009

Asimmetria

Se A è uguale a B, non v’è ragione per cui ci debba essere indagine, riflessione, costruzione, pólemos.
Ma, se A è diverso da B, è proprio nel coraggioso scandagliare e nell’imprevedibilità delle differenze che si realizza la meravigliosa sublimazione dell’incessante ricerca.
Dunque, siano cantate le lodi delle re(l)azioni non bilanciate.

Add comment April 12th, 2009

Il momento giusto

Uomini, poiché all’ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.

Add comment April 10th, 2009


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