Suspension of disbelief
O, in italiano, sospensione dell’incredulità, del dubbio.
Teorizzata da Coleridge, è quella particolare volontà dell’uomo di rinunciare, volontariamente, al suo spirito critico, per poter godere di un’opera di fantasia, sia essa una rappresentazione teatrale, un romanzo, un fumetto, un film.
Non ci stupiamo che gli elfi della letteratura fantasy siano eccezionalmente agili e non critichiamo scene come quella dell’uccisione, da parte del solo Legolas, di un massiccio olifante delle terre del sud, con annesso equipaggio (per poi meritarsi una frase di stizza da Gimli). Non ci stupiamo che Superman possa volare, ma essere vulnerabile alla sola kryptonite (con delle divertenti eccezioni: ai curiosi suggerisco La fisica dei supereroi, di James Kakalios, acquistato ieri alla Fnac).

La sospensione del dubbio avviene generalmente in modo automatico, non conscio, salvo essere prepotentemente riportata visibile quando ci meravigliamo delle eccessive pretese di alcune azioni o scene. Non avete mai esclamato “non è possibile, incredibile, esagerato” davanti ai sempre più barocchi effetti speciali dei film d’azione di recente produzione? E, tornando in topic, se di automatismo si tratta, perché non è altrettanto “automatico” cercare di applicare la temporanea sospensione dello spirito critico alla (cosiddetta) realtà?
Beninteso, non auspico il sonno della ragione.

Piuttosto, mi interrogo sulla possibilità dello spirito critico di entrare, volontariamente (non potrò mai sottolineare abbastanza questo avverbio), in modalità basso consumo, standby e riattivarsi solo allo scatenarsi di un dato evento, o dopo una predeterminata quantità di tempo.
E indago tuttora.
1 comment February 22nd, 2009

