Archive for January, 2009

Sandboxing FAIL @ Polito

Gli studenti del Politecnico di Torino già conoscono le mitiche macchinette blu (i “totem”) che permettono di stampare statini, certificati ed eseguire semplici operazioni di segreteria. I medesimi studenti sanno anche che detti computer sono sandboxed, cioè le azioni che l’utente può compiere sono limitate a quelle che i sistemisti considerano accettabili: browser personalizzato con accesso alla sola rete interna, applet Java dedicati per l’uso dei servizi di segreteria, eccetera…
Uhm… ne siete davvero sicuri? 🙂

No.

FAIL

Mentre ero lì che stampavo statini per gli esami di questo periodo è comparso un piccolo pop-up che mi chiedeva s’io volessi aggiornare Adobe Acrobat Reader all’ultima versione disponibile. Avrei potuto lasciarmi scappare un’occasione del genere? Ancora una volta, no 🙂 Sono andato avanti nell’esplorazione, assieme agli amici della compagnia della nerdizia (di Strategia ed Innovazione).
Rispondendo affermativamente alla richiesta si è aperta una pagina del sito della Adobe. Innanzitutto abbiamo scaricato l’aggiornamento suggerito, che ci ha dato accesso alla finestra dei downloads di Firefox (ancora sandoboxato). La finestrella riporta un collegamento al Desktop; cliccandoci abbiamo fatto comparire la barra delle applicazioni di Windows, che però non rispondeva ai comandi.
Finestra downloads di Firefox

Non ci siamo arresi.
La ricerca nel sito della Adobe era gestita da Google, quindi in basso alla pagina c’era un altro link al sito del motore di ricerca; il target del link era molto probabilmente _blank, quindi si è aperta una nuova finestra di Firefox, con tutti i menu e le barre al loro posto.
Google sulle macchinette

Una volta avuto accesso a quello è stato facile. Innanzitutto abbiamo provato siti di vario genere, come Youtube (segue foto con in bella vista un video sui LOLCATS).
Lolcats su Youtube

Seguendo i suggerimenti di mamma Google, abbiamo scaricato ed installato con successo Google Chrome (vedere sotto per un’immagine), dimostrando che l’utente costantemente loggato gira con i privilegi di amministratore. Ed a quel punto la barra delle applicazioni ha iniziato a rispondere ai click. Abbiamo aperto il menu Start ed un prompt dei comandi (per gradire), come dimostrato nella prima foto del repertorio.

Lezione del giorno: un altro punto a sfavore del sistema informatico del Poli (questa volta la parte hardware, ma si somma alla precedente figuraccia); un punto, invece, guadagnato dagli infaticabili smanettoni di Ingegneria Informatica 😛

AGGIORNAMENTO: all’uscita dal laboratorio, alla fine dello studio, siamo ripassati davanti al totem. La pagina web non era quella che avevamo lasciato, ma il sistema era ancora in uno stato di palese vulnerabilità. Amanti come siamo della ricorsione, abbiamo scattato un’ulteriore foto, questa volta in Chrome, visitando un sito… molto particolare 🙂

Blog in Chrome

8 comments January 27th, 2009

Lay, Lady, Lay

Lay, Lady, Lay, by Bob Dylan

Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Whatever colors you have in your mind
I’ll show them to you and you’ll see them shine

Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Stay, lady, stay, stay with your man awhile
Until the break of day, let me see you make him smile
His clothes are dirty but his hands are clean
And you’re the best thing that he’s ever seen

Stay, lady, stay, stay with your man awhile
Why wait any longer for the world to begin
You can have your cake and eat it too
Why wait any longer for the one you love
When he’s standing in front of you

Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Stay, lady, stay, stay while the night is still ahead
I long to see you in the morning light
I long to reach for you in the night
Stay, lady, stay, stay while the night is still ahead

Add comment January 23rd, 2009

Guida pratica alla vita sul pianeta Terra, parte 7: il sacrificio

Premessa: sono entrato in un gruppo di studio che si prefigge lo scopo di indagare i rapporti umani, nella loro complessa interazione chiamata società, e che mira a migliorare la comprensione di se stessi.

Il sacrificio è una componente importante di queste interazioni interpersonali: esistono individui che decidono di rinunciare ad una parte di se stessi per darla all’altro. Che il ricevente debba rispettare dei canoni stringenti, oppure sia un generico “prossimo”, a questo livello d’analisi non importa. Quello che invece è fondamentale è (cercare di) capire perché il sacrificio sia, per loro, sensato; credo di avere abbastanza esperienza per comprenderlo.

Nell’ultima seduta del gruppo di studio menzionato precedentemente s’è dedotto che ogni essere umano lavora incessantemente per la propria felicità, anche quando non risulta immediatamente ovvio dalle sue azioni. Questo tratto sembra essere simile a quello del resto del regno animale, ma ci sono alcuni aspetti non immediatamente chiari. In particolare, sembrerebbe che alcune azioni umane non siano dettate dalla necessità di aumentare la propria felicità, quanto, piuttosto, dalla disinteressata solidarietà con il prossimo o, peggio (nel senso del mio ragionamento), da un più o meno accentuato danneggiamento di sé in nome del bene comune. Balle. Quando non esistono religioni, morali o simili oppiacei (arriverò a breve sull’argomento), che promettono un ritorno futuro in luogo di un ingente investimento attuale, ogni uomo, si diceva, lavora per la propria felicità.
Esempi in ordine sparso.

  • Disinteressato aiuto degli indigenti? Piuttosto direi realizzazione di un proprio desiderio di dare.
  • Attenzioni molto particolari per una persona, famiglia o comunità? Preferisco chiamarla osservazione dell’altrui benessere e godimento del ritorno d’investimento.
  • Un “eroe” che (ammesso che ne abbia coscienza) si sacrifica in nome di un ideale, o per la patria, o per qualsiasi altro motivo simile, pur ponendosi al servizio dell’altro, lo fa per guadagnare un ritorno in fama o in ricchezza. E quando lo fa per l’altrui benessere, in realtà soddisfa la sua voglia, descritta nel punto precedente, di godere egli stesso del riflesso di felicità che la comunità guadagna.
  • Persino il masochista gode del proprio dolore: non in quanto tale, ma in quanto causa diretta del suo piacere.

Dunque il sacrificio (e la sofferenza da essa derivante, che decantai nel passato, o perlomeno la diminuzione di felicità, oppure il ridimensionamento del benessere atteso) trova giustificazione nell’indiretta felicità che la persona sacrificatasi guadagna. E questo è del tutto sensato, in quanto pur sempre di aumento di benessere di tratta. Il problema insorge quando il sacrificio è speso gratuitamente, senza ritorno. Anche se non siete convinti di questa mia ultima osservazione, please, bear with me for a moment.

Di problema si tratta, invero, in almeno tre situazioni, elencate per crescente gravità:

  1. L’individuo sta lavorando effettivamente per la propria felicità, ma non ne è consapevole. Accade spesso che questo tipo di persone non sappia (o non voglia sapere) dell’effettiva causa del suo sacrificio. Questa debolezza le espone allo sfruttamento altrui (no, mia cara, non credo all’innata bontà del singolo) e rischia di farle piombare nella terza categoria.
  2. La persona che si sacrifica è cosciente della situazione, ma mente a se stesso e agli altri, nascondendo le sue azioni dietro una disinteressata solidarietà. Questa situazione è più grave della precedente, perché l’individuo in questione rischia egli stesso di perdere il contatto con la realtà e di ricadere nella terza categoria; o, peggio, di spingere nel vortice, implicitamente o esplicitamente, altri uomini, che potrebbero anche non essere avvezzi ad essere felici dell’altrui benessere, illudendoli che il mancato ritorno di gioia sia “normale” e, pertanto, rischiando di ridurre il loro pensiero critico. Inoltre questi ultimi, di riflesso, rischiano di essere vittime dell’ultimo tipo di sottoproblema.
  3. Il peggior caso accade quando una persona si sacrifica, non avendo giovamento, ma, anzi, risultandone danneggiata dall’impegno. Che sia vittima di spietati sfruttatori, che sia caduta nella rete del sacrificio per altrui macchinazione o errore di valutazione, o se semplicemente la sua indole non la porta a stare bene per l’altrui felicità, il risultato è lo stesso: diminuzione di benessere. Ed anche se il bilancio netto è in vantaggio perché (magari) il benessere guadagnato dall’altro è maggiore del danno subito, il precedente espone ad ulteriori, futuri, possibili casi di sfruttamento, ma sicuramente, nell’immediato, provoca una destabilizzazione della psiche della persona, che non tutti gli esseri umani sono pronti a sopportare.

Come si inserisce la mia critica alla religione? Girovagando tra i messaggi linkati a vari interventi di un amico (… filosofo? La mia memoria fallisce esattamente quando non dovrebbe), trovavo in rete alcune parole di Friedrich Nietzsche sull’argomento. Nel seguente estratto il filosofo tedesco si scaglia contro il Dio (cristiano, ma anche platonico) della trascendenza e della glorificazione della sofferenza, contrapponendogli il modello dionisiaco della natura e della gioia di vivere.

Qui io pongo il Dioniso dei Greci: l’affermazione religiosa della vita, della vita intera, non negata né dimezzata; che l’atto sessuale susciti pensieri di profondità, di mistero, di rispetto, è tipico. Dioniso contro il Crocifisso: eccovi il contrasto. Non è una differenza nel martirio: piuttosto, il martirio ha un altro senso.

La sofferenza del sacrificio, sostengo, ha senso di esistere, ma solo se compresa. Nietzsche prosegue:

In un caso [il modello dionisiaco], la vita stessa, la sua eterna fecondità e il suo ritornare determina il tormento, la distruzione, la volontà di annientamento… Nell’altro [il dio cristiano], la sofferenza, il Crocifisso come innocente, è un’obiezione contro questa vita, è la formula della sua condanna.

La spiegazione è immediata:

Il problema è quello del senso della sofferenza: o un senso cristiano o un senso tragico. Nel primo caso la sofferenza è la via che conduce ad un’esistenza beata; nel secondo, si ritiene che l’essere sia abbastanza beato da giustificare anche una sofferenza mostruosa. L’uomo tragico approva anche la sofferenza più aspra: è abbastanza forte, ricco, divinizzatore per farlo; il cristiano dice di no anche alla sorte più felice che ci sia sulla terra: ed è abbastanza debole, povero, diseredato per soffrire della vita in ogni sua forma…

Sottolineo la frase chiave che mi ha spinto a citare Nietzsche: nel modello dionisiaco si ritiene che l’essere sia abbastanza beato da giustificare anche una sofferenza mostruosa. Ripeto, una sofferenza mostruosa, accettata solo perché il ritorno in benessere è adeguato. E non semplicemente perché è mortificanda vita.

La conclusione è quindi ovvia:

Il Dio in croce è una maledizione scagliata sulla vita, un dito levato a comandare di liberarsene – Dioniso fatto a pezzi è una promessa di vita; la vita rinasce in eterno e ritornerà in patria, tornerà alla distruzione.

Qui mi ricollego a quanto dicevo numerose righe fa: sacrificarsi in nome di un futuro ritorno, così lontano da travalicare i confini della vita è un’assurdità, una maledizione, un insulto alla vita che l’umanità, piuttosto, dovrebbe cercare di cancellare e seppellire. L’amore che, invece, ti spinge a viaggiare e soffrire per ore per godere di un (relativamente) breve scorcio di benessere è la dimostrazione del benessere che ritorna benessere, che mette in moto il ciclo di rinnovamento della natura, dove morte rigenera vita.

Ringraziamenti: a Francesco e Ju per gli (involontari) spunti, ma soprattutto ad un’anonima collaboratrice per aver iniziato il discorso.
Nota a piè di pagina: la premessa è una bufala. In parte.

4 comments January 20th, 2009

Alla sera (Ugo Foscolo)

Forse perché della fatal quïete
tu sei l’immago a me sì cara vieni
o sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Non credo che la sera abbia lo stesso effetto pacificatore su di me. Piuttosto, se di anticipazione della morte si tratta, mi rende inquieto, ché un’altra giornata è passata. Senza te.

Add comment January 19th, 2009

On the road again

Tempo di richiamare a me gli auguri di buon viaggio fatti tempo fa…
Tra discorsi sulla musica leggera e tisane alla fragola e mango; tra letture dello Stevens e sguardi verso la campagna piemontese; tra il crescere dell’attesa ed il ripasso delle frasi di rito. I’m on the road again.
… well, actually… on the track again… 🙂

(nota a margine: il “web of trust” nella barra a destra si allarga 🙂 )

Add comment January 16th, 2009

Hammering won’t help

Lezione della giornata:

  • scaricare la posta elettronica ogni 25 secondi non aumenta la probabilità che la risposta sia arrivata

(grottesco: la risposta è arrivata mentre scrivevo questo post e non stavo controllando)

2 comments January 13th, 2009

Eco

Riverberi dal passato tornano a turbare la mia mente – in positivo, beninteso, ma sempre di un’opera di turbamento si tratta. Riusciranno le mie corde ad entrare in risonanza con l’onda in arrivo? Spero di scoprirlo. Presto.

Dopo il more, Echoes, dei Pink Floyd, dal Live eseguito a Pompei (diviso in quattro per comodità).

Add comment January 12th, 2009

Chiaro di luna

O, per gli amici, Sonata per pianoforte n. 14 in Do diesis minore “Quasi una fantasia” di Ludwig van Beethoven.
(o Moonlight Sonata per i bot di Google)

Add comment January 10th, 2009

Buon viaggio

Nessun fronzolo, nessun sotterfugio, nessuna perifrasi. Solo buon viaggio.
A rivederci. Presto.

1 comment January 6th, 2009

Un chimico (Morgan)

Magnifica reinterpretazione di Morgan della canzone Un chimico, dall’album Non al denaro, non all’amore, nè al cielo di De André. Cover che mi colpisce particolarmente per il ritmo rallentato (memorabile il passaggio sugli elementi a 3:15 circa), che ne aumenta la maestosità rispetto all’originale.

Solo la morte m’ha portato in collina
un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria
per bivacchi di fuochi che dicono fatui
che non lasciano cenere e non sciolgon la brina.
Solo la morte m’ha portato in collina.

Da chimico un giorno avevo il potere
di sposare gli elementi e di farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore.
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

Guardate il sorriso guardate il colore
come giocan sul viso di chi cerca l’amore:
ma lo stesso sorriso lo stesso colore
dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.

È strano andarsene senza soffrire,
senza un voto di donna da dover ricordare.
Ma è forse diverso il vostro morire
vuoi che uscite all’amore e che cedete all’aprile.
Cosa c’è di diverso nel vostro morire.

Primavera non bussa lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura
ha le labbra di carne i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano.
Che paura, che voglia che ti porti lontano.

Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare
guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:
soltanto una legge che io riesco a capire
ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soltanto una legge che io riesco a capire.

Fui chimico e, no, non mi volli sposare.
Non sapevo con chi e chi avrei generato:
Son morto in un esperimento sbagliato
proprio come gli idioti che muoion d’amore.
E qualcuno dirà che c’è un modo migliore.

1 comment January 5th, 2009

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