Archive for December 1st, 2008

Max Payne, il film: come fare soldi da un videogioco di successo

Il titolo del post molto probabilmente tradisce fin da subito la sensazione che ho avuto guardando il film su Max Payne, uscito in Italia lo scorso venerdì 28. E ci tengo a sottolineare fin da subito che mi sento quasi sollevato che febbre alta e tosse mi abbiano impedito di uscire nello scorso week-end, “costringendomi” a vedere il film utilizzando mezzi alternativi e permettendomi di risparmiare il costo di un biglietto.
Chi non ha ancora visto il film stia tranquillo, in questo mio messaggio non troverà alcuno spoiler.

  • L’impressione che ho avuto a caldo, al termine del film, è stata: ed il bullet time? È possibile girare un film su Max Payne, mi chiedo, dedicando solo 10 secondi a questa componente chiave del gioco? Probabilmente si, deve essersi risposto chi ha ideato questo film.
  • Lo sceneggiatore (o gli sceneggiatori) del film hanno preso alcuni personaggi del gioco e li hanno posizionati a caso all’interno del copione. Così Michelle Payne non lavora più per l’ufficio del procuratore distrettuale, bensì per la Aesir Corporation stessa (!): o anche lo stesso B.B., da semplice poliziotto diventa capo della sicurezza della Aesir (…). Ma anche lo stesso Max, non è più un agente infiltrato nella malavita cittadina, ma è assegnato alla sezione “Cold cases” della polizia. Insomma una confusione enorme, che immagino, però, deve aver semplificato loro la vita.
  • La mitologia norrena è soltanto accennata, sostituita da fiammeggianti immagini di demoni in volo (immagino che chiedere un minimo di conoscenza in materia al fruitore medio di un film sia troppo).
  • La storia venduta dal film semplicemente non regge ed è ricca dei soliti stereotipi. I cattivi che confessano le proprie malefatte all’inerme buono sul punto di morte, senza curarsi del suo effettivo decesso; il progredire della storia non viene affidato ad interrogatori strappati ai cattivi dopo interminabili sparatorie, bensì a casuali associazioni di immagini che il detective Payne impiega 3 anni a formulare (mi riferisco alla somiglianza fra l’onnipresente tatuaggio d’ali ed il simbolo della Aesir).
  • Dov’è finita l’inclinazione noir delle vicende e del protagonista stesso? Deve essersi persa nelle sale di comando della casa produttrice.
  • Infine, il finale: se fossi andato al cinema mi sarei sentito quasi preso in giro dall’ammiccamento finale per un quasi scontato sequel (che è necessario che venga girato, dato che, più che un batter di ciglia, il finale a me è sembrato uno sbatter d’ali).

Non voglio fare il fanboy del caso, ma utilizzare il nome di Max Payne in questo contesto serve solo a catturare moneta extra dai biglietti. Per carità, sia data la più totale libertà d’azione agli artisti del grande schermo: ma se si vuole citare un personaggio, e non ricalcarne la storia, non si faccia spudorato merchandising mirato agli appassionati del gioco.
Verdetto finale: appassionati del gioco, risparmiate il soldi del biglietto (piuttosto procuratevi il film attraverso altri mezzi); cinefili, Max Payne è un film d’azione come ce ne sono tanti, con una storia come ce ne sono tante, con degli effetti speciali… sotto la media.

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