Archive for October 2nd, 2008

Guida pratica alla vita sul pianeta Terra, parte 2: la solitudine

Questa volta, apro con un video legato a Faber. Questa traccia di parlato è la prima dell’album Ed avevamo gli occhi troppo belli, chiamata (guarda un po’) Elogio della solitudine. Parte delle idee di De André combaciano con le mie, pertanto la uso come innesco del messaggio. Miei commenti a seguire.

Un po’ di tempo fa avevo parlato della malinconia come stato d’animo ideale per l’indagine riflessiva, contrapposta all’eccessiva felicità che rischierebbe di cancellare le sfumature della nostra vita e la nostra percezione del mondo circostante. Ebbene, è indubbio che la malinconia sia una sensazione che va vissuta prevalentemente in solitudine, pertanto mi sento obbligato a parlare anche di questo.
Non sto negando la compagnia e le amicizie, anzi. Queste ultime, se di ottima qualità, hanno il pregio di saperti risollevare nei momenti di difficoltà, o di pararti di fronte ai problemi della vita nei momenti di estrema gioia: gli estremi si toccano, è giusto così, abbiamo bisogno di tenere gli occhi aperti e le relazioni ci costringono a farlo. Però, come il buon Faber suggerisce, le migliori soluzioni ai propri problemi si trovano cercando in solitudine: nessuna soluzione venuta dall’esterno potrà mai essere salvifica per l’essere umano se non viene interiorizzata, fatta propria, processata all’interno di sè per la reale e definitiva accettazione e messa in opera.
Inoltre, la solitudine è componente essenziale per la definitiva e totale fusione dell’uomo con l’universo: come accade in tutte le pratiche di meditazione, solo l’isolamento dell’uno dal resto del mondo può metterlo in contatto con ogni goccia di pioggia, filo d’erba, atomo di carbonio, particella subatomica. Rimanendo sdraiati su un prato di campagna (o, per coloro che non possono permetterselo, sul proprio letto, con la stanza nell’oscurità più assoluta), in contemplazione, con il dovuto rilassamento si riesce a percepire l’esistenza di ogni singola molecola che compone l’atmosfera (salvo poi, per qualcuno un po’ audace, vedere riflessa in esse la propria essenza). Se mi si concede una divagazione, questo è un comportamento simile, ma fondamentalmente diverso, da quello che si ottiene rimanendo in silenzio, immobili, abbracciati alla persona che si ama (parlo per ipotesi, eh…). In quel caso i due individui smettono di avere esistenze separate e ne rimane uno solo, sopraffacendo le sensazioni esterne, che vengono annullate; nella solitaria meditazione con il mondo, l’individuo e l’universo si fondono ed il resto (il difficile è definire questo “resto”) smette di esistere. Anche se la sensazione è transitoria, è meritevole di una prova. Anzi, di multiple e ripetute prove.
Per questo mi sento di consigliare a tutti quelli che leggeranno questo mio delirio di imparare a fare un po’ di sana e solitaria meditazione: basta sfogliare le pagine di Facebook (ad esempio) per rendersi conto di quale porzione della popolazione mondiale non riesce a stare da sola con se stessa, facendo pesare questa propria incapacità sul resto della società. I sintomi di questo problema (perché di tale si tratta) li potete notare ogni domenica, nelle curve degli stadi di tutta Italia.

3 comments October 2nd, 2008


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