Archive for October, 2008

La protesta dei fannulloni (o come il numero di manifestanti traboccò Piazza Castello)

Gli studenti degli atenei italiani che hanno protestato nei giorni scorsi contro il decreto legge Gelmini sono stati tacciati come fannulloni dal Presidente del Consiglio. Questa mattina, nelle piazze e nelle strade di tutta Italia, studenti e lavoratori hanno unito le proprie forze e manifestato all’Italia il disagio per una manovra che rende il futuro dell’università molto più grigio di quello presente.

Non mi dilungherò sui contenuti del decreto, il cui ampio respiro dovrebbe esservi già noto (in caso opposto informatevi spegnendo la TV e facendo riferimento al più vicino studente universitario). Piuttosto, riporterò le impressioni e le foto che ho scattato alla manifestazione di Torino di oggi, giovedì 30 ottobre 2008. Che la partecipazione non sfumi e la memoria non ci abbandoni.

Il corteo del Politecnico sarebbe dovuto partire alle 8,30, ma con ogni probabilità gli organizzatori sono stati di manica larga, per tenere conto degli inevitabili ritardi di concentramento e di spostamento. Alla fine, il corteo è partito alle 9,30, per intenderci. 😉 Già davanti al Poli si indovinava che la giornata sarebbe andata per il meglio: la quantità di persone ferme davanti all’ingresso, in attesa di partire, era totalmente spropositata per la tipica propensione politecnica alla staticità. Per intenderci, quando la testa del corteo, percorrendo Corso Vinzaglio, ha raggiunto Via Cernaia, gli agenti che chiudevano il corteo erano ancora all’altezza di Corso Matteotti. E su Via Cernaia lo spettacolo era questo:

Via Cernaia

Decisamente un ottimo colpo d’occhio. Se a questo aggiungiamo gli altri cortei che già stazionavano in Piazza Arbarello

Piazza Arbarello

o che erano già su Via Micca, i numeri si fanno decisamente grandi (la stampa parlerà di decine di migliaia di manifestanti). Il corteo si è diretto verso Piazza Castello e qui (stupore degli stupori), facendo due rapidi conti, si è notato che la piazza non sarebbe stata abbastanza grande per accogliere tutti. Dunque la manifestazione ha proseguito tra i portici di Via Po, regalando questo spettacolo ai presenti:

Imbocco di Via Po

Terminazione di Via Po

Poteva la pur capiente Piazza Vittorio Veneto (e l’ora di pranzo…) fermare l’animosità dei più? Certamente no. E dunque dei gruppi spontanei si sono mossi verso Corso Casale, o verso la stazione ferroviaria di Porta Nuova, dove sembra che per qualche ora i manifestanti abbiano bloccato alcuni binari per protesta. Alla fine, comunque, lo spettacolo era questo:

Piazza Vittorio Veneto

E mentre il corteo del Politecnico aveva già da tempo terminato la sua marcia, altri gruppi raggiungevano la piazza:

Piazza Vittorio Veneto

Dopo questa imponente manifestazione, cosa rimane? Sicuramente l’impatto nella mia mente: spero sia altrettanto per gli altri studenti e lavoratori che sono stati coinvolti più o meno direttamente. Ma, soprattutto, nella mente dei numerosissimi cittadini che hanno visto sfilare noi e gli altri manifestanti nelle altre città.

Un’amica mi diceva (cito) che “ci vorrebbe almeno una settimana di sciopero intenso e anche qualche scontro tra polizia e studenti, senza che si faccia male nessuno, ma che mobiliti l’opinione pubblica e faccia scandalo anche all’estero”. Non sono d’accordo. Non abbiamo bisogno di martiri (si vedano le parole di Cossiga di una settimana fa) sui quali il governo possa far presa di fronte all’opinione pubblica. Se gli studenti ed i lavoratori di tutta Italia avessero la possibilità di fare una visita collettiva a Roma, riempire le due camere del Parlamento e chiedere spiegazioni immediate al governo, forse la situazione cambierebbe: ma, dato che una tale mobilitazione richiederebbe una organizzazione ed uno sforzo titanici, meglio evitare di fare le cose a metà. Meglio lavorare giorno per giorno, seguendo le due parole chiave a me tanto care (sempre le stesse): partecipazione e memoria. Noi stessi dobbiamo continuare a mantenere ricordo di quello che sta accadendo e dobbiamo impegnarci in ogni istante affinché tutti quelli che conosciamo (ma anche gli altri) facciano lo stesso. In modo che alle prossime elezioni non ci siano scuse, non ci si possa nascondere dietro le guerre partitiche e lasciar correre tutto ciò che è successo (magari anche prima delle prossime elezioni, ma l’arroganza di certi governi, tra cui questo, fa sì che solo un fortissimo tremore nella loro base, forse, potrebbe convincerli a rivedere qualcosa delle loro decisioni).
Perché, ammettiamolo, certi esponenti politici attualmente al governo hanno una certa abilità di fare le cose, che va loro riconosciuta anche se viene usata per scopi assolutamente malsani. Fanno le loro riforme nel clamore, scombussolano tutto in poco tempo e poi lasciano che la voce sedimenti, lasciando che la gente si stufi di impegnarsi e dimentichi quello che è successo e torni alle proprie vite di tutti i giorni.
(Un esempio su tutti: il Lodo Alfano)

Concedetemi una nota di colore:

Il laplaciano dell'università

Questo manifestante era dichiaratamente un ingegnere del Politecnico… diciamo che il suo piccolo cartello ha a che vedere con questo 😉

Per concludere, la maggior parte delle foto che ho scattato sono adesso su Facebook al seguente indirizzo: http://www.facebook.com/album.php?aid=37583&l=ab192&id=630464268 (anche se ognuna delle foto precedenti è in realtà un link a quella a dimensione intera)

E se il Poli manifesta, l’avete fatta grossa.

3 comments October 31st, 2008

Pausa forzata

Incombenti scadenze scolastico-lavorative, (giustamente) rimandate nei due scorsi week-end, mi impongono a sospendere temporaneamente le trasmissioni di questo blog. Di cose da dire ce ne sarebbero tonnellate: Parigi, le manifestazioni studentesche, l’alienazione… Ma per ora (spero solo per il week-end) sarà silenzio radio e le vostre riceventi cattureranno solo rumore statico.

Add comment October 28th, 2008

Delayed epiphany

Che bello scoprire le cose in ritardo. Che bello capire dopo troppo tempo. Che bello dover ridare un senso a tutto ciò che è successo. Questo tipo di epifania ti fa riscoprire la prospettiva delle cose, e, a volte, apprezzare ancora di più l’ambiente circostante. Che bello.
Certo, l’impatto è un po’ bello e terribile (sublime 🙂 ), ma è giusto che sia così, soprattutto se uno ha certi occhi… gli occhi di chi ama.

Per evitare ambiguità: Epifania nel senso di Joyce 😉 (altre info in inglese)

Add comment October 23rd, 2008

Migranza

Mentre le soleggiate campagne corrono accanto al mio finestrino, mentre gli ulivi lasciano il passo a nebbiosi vitigni, mentre il sole stanco decide di terminare i propri doveri oltre l’orizzonte occidentale, mentre il mio personale contachilometri della settimana raggiunge e supera quota duemila, mentre la locomotiva dell’Eurostar City 9754 dimostra tutta l’abilità dell’uomo di (costruire macchine che possano) convertire energia elettrica in energia cinetica, la parola che più spesso mi viene in mente (a meno quelle da lei recentemente pronunciate) è “migranza”.
La nostra società pretende di catalogarci stampando sul nostro documento d’identificazione la nostra cittadinanza e la nostra residenza: senza saperlo (e soprattutto senza volerlo) veniamo catapultati in un mondo in cui queste due sole informazioni decideranno una sostanziale porzione della nostra vita. Maggiormente nella società occidentale, che ha dimenticato lo status di nomade da svariate decine di migliaia d’anni, queste due caratteristiche hanno un peso determinante su quanti anni possiamo aspettarci di vivere, contro quanti e quali sacrifici dovremo lottare, quali saranno gli individui e le cose che maggiormente di rallegreranno, eccetera… L’ambiente farà il resto con il passare del tempo, ma (potremmo pensare) tipicamente esso non cambia durante la nostra esistenza. Ma in ogni caso saranno proprio queste sensazioni, questi umori, queste talvolta inesprimibili combinazioni di cause, impresse nella nostra memoria e nelle nostre viscere, a determinare chi siamo e saremo.
Beh, insomma. Più o meno.

Questa analisi sarebbe corretta da un punto di vista generale, come media degli umori e delle condizioni di tutti gli uomini. Ma, scendendo ad un livello di dettaglio più vicino alle persone, vedremmo chiaramente che non è così. Flussi migratori di uomini e donne in cerca di felicità ridisegnano ogni giorno il panorama demografico del nostro pianeta. Non che le motivazioni che regolino questo valzer di numeri siano uguali per tutti, ma credo di poter riconoscere qualche tratto tipico:

  • C’è chi con premeditazione decide di rinunciare all’immediata felicità e di scommettere sul proprio futuro, forte dell’appoggio dell’amico denaro o dell’amico potere.
  • C’è chi, invece, oppresso proprio dai due precedenti, per lui nemici, non ha altra scelta che migrare, in un altro luogo che presumibilmente non gli riservi lo stesso magro trattamento.
  • C’è chi migra trasportato dal momento, dal vortice dei propri pensieri ed emozioni (più frequentemente, da una combinazione non lineare dei due), incapace di mettere radici e di prosperare in un luogo preciso della Terra.
  • C’è chi si sposta per rifarsi una vita, o per cercare di afferrare una fumosa nuova opportunità (a volte, immancabilmente, fallendo).
  • Ed infine c’è chi migra con la mente, pur permanendo fisicamente a lungo, a volte per sempre, sulla stessa porzione del globo, in attesa dell’occasione, dell’opportunità o della possibilità di concretizzare le proprie inespresse immaginazioni.

Tra tutti questi individui certamente non mancano gli opportunisti, coloro che si aggrappano alle debolezze degli altri per superare le proprie. Non mi dilungherò su questo comportamento, che non considero intrinsecamente sbagliato (in quanto inevitabile ed incancellabile retaggio delle nostre origini animali), ma che invece, a mio parere, dovrebbe essere condannato e punito nella società, in quanto è una di quelle abitudini che maggiormente mina la diffusione della felicità generalizzata. Ma non trascendiamo a parlare di democrazia, sarà argomento per un altro messaggio.
Gli opportunisti, dicevo. Nonostante una parte del totale che non riesco a quantificare sia composta proprio da loro, la restante fetta della popolazione migrante è destinata a soffrire (in modo non uniforme nella quantità e nelle modalità) a causa dello strappo (più o meno continuo o ripetuto) dall’ambiente che l’ha allevato. C’è chi vive questa separazione come un’opportunità di ampliare i propri orizzonti; c’è chi, semplicemente, soffre. Nonostante tutto, una porzione non indifferente della popolazione mondiale è insensibile a queste tematiche (mi è sempre piaciuto parlare della loro versione italiana come “informi ammassi ameboidi dal colore verdognolo”): nonostante proprio tra queste persone sia viva una certa “passione” per l’incondizionata accettazione delle idee dei padri, essi stessi dimenticano quanto i propri padri abbiano sofferto, vittime dello stesso rifiuto che i figli restituiscono ai nuovi migranti.

Ed allora non posso che cantare le lodi dei migranti, onorare i loro sacrifici, ricordare in eterno tutte le Ellis Island sulle quali sono sbarcati ed alle quali hanno rimesso le proprie vite, in nome di quello che consideravano il benessere (salvo poi, talvolta, accorgersi del contrario), loro e dei lori cari; tutti i Sacco e Vanzetti illusi, depredati e delusi, schiacciati dalla deforme società che vuole la sofferenza degli invisibili per ripagare a caro prezzo le gioie dei benestanti. E richiamo nelle mie vene la loro forza d’animo e la loro disperazione, accolgo su di me le loro gioie e sofferenze, mi faccio carico dei loro sospiri di malinconia, nostalgia e d’amore, affinché m’aiutino, ancora una volta, l’ennesima volta, a migrare.

E per concludere con il video d’obbligo le parole di “Scene Eight, The Spirit Carries On”, undicesima traccia dell’album “Metropolis Pt 2 – Scenes From a Memory” dei Dream Theater, che la limitata capacità d’immagazzinaggio del mio cellulare e la mia propensione verso l’abitudine mi hanno fatto ascoltare numerose volte durante le recenti giornate di viaggio. Una buona canzone in un ottimo concept album, che suggerisco a tutti coloro che cercano musica rock e testi non esattamente banali (anche se ammetto di conoscere i Dream Theater per questa sola opera). Di questo brano apprezzo particolarmente il percorso crescente dalla calma iniziale alla impetuosità finale, il passaggio tra 01:50 e 02:10 (per il testo, qui sotto in neretto) e tutta la canzone da 04:20 verso la fine (per testo, melodia, voce principale e coro).

Where did we come from?
Why are we here?
Where do we go when we die?
What lies beyond
And what lay before?
Is anything certain in life?

They say “Life is too short”
“The here and the now”
And “You’re only given one shot”
But could there be more
Have I lived before
Or could this be all that we’ve got?

If I die tomorrow
I`d be alright
Because I believe
That after we’re gone
The spirit carries on

I used to be frightened of dying
I used to think death was the end
But that was before
I’m not scared anymore
I know that my soul will transcend

I may never find all the answers
I may never understand why
I may never prove
What I know to be true
But I know that I still have to try

If I die tomorrow
I’d be alright
Because I believe
That after we’re gone
The spirit carries on

“Move on, be brave
Don’t weep at my grave
Because I’m no longer here
But please never let
Your memories of me disappear”

Safe in the light that surrounds me
Free of the fear and the pain
My questioning mind
Has help me to find
The meaning in my life again
Victoria’s real
I finally feel
At peace with the girl in my dreams
And now that I’m here
It`s perfectly clear
I found out what all of this means

If I die tomorrow
I’d be alright
Because I believe
That after we’re gone
The spirit carries on

Add comment October 22nd, 2008

Carpe diem

Carpe diem non vuol dire vivere alla giornata senza pensare al domani e senza lungimiranza; vuol dire, invece, saper sfruttare tutte le possibilità che i nostri giorni ci offrono, senza lasciarcene sfuggire alcuna.”

Per lungo tempo, durante le ore di letteratura latina, al liceo, ho fatto finta di capire questa frase, che, grosso modo, se la memoria non m’inganna, era la spiegazione che la nostra professoressa dava della filosofia oraziana. Ho imparato a ripetere questa affermazione quasi meccanicamente per ottenere delle decenti votazioni (anche se lo scoglio maggiore erano le traduzioni, forse anche a causa del fatto che iniziavo a farle al mio ingresso a scuola, la mattina), ma mi rifiutavo di studiarne l’effettivo grado di verità o di applicabilità alla vita “reale”. Non cerco neanche di indagarne il perché, ormai. Era così e basta.
Con ogni probabilità, in questo momento sto pensando proprio a queste parole (se sono sveglio), mentre le rotaie scorrono velocemente sotto i miei piedi, la distanza da casa decresce (linearmente?) col passare dei minuti e la prossima “occasione” di stare bene si avvicina inesorabilmente.
(No, non ho un accesso mobile. Sì, questo è un post schedulato)
Zaino in spalla, e che tempesta sia. Nonostante tutto, però, non posso che non essere malinconico, pensando come potrò dire a mia madre che ho paura
(è una metafora, ma insomma…)

2 comments October 19th, 2008

“Vendo rene e midollo”: disoccupato cerca i soldi per tornare in Puglia

Navigando distrattamente tra i miei feed RSS, tentando di concentrarmi su Prado e sulla nottata, trovavo questo articolo sul sito del Corriere della Sera.

TORINO – «Vendo un rene e midollo osseo. Se interessati telefonare a 338…..Astenersi perditempo. Un adulto». È la scritta apparsa giovedì sera su alcuni foglietti affissi davanti alle entrate dell’ ospedale Molinette di Torino, il più importante ospedale della Regione Piemonte. Quando il personale dell’ ospedale, venerdì mattina, se ne è accorto i foglietti sono stati tolti e sono stati chiamati i carabinieri. Contattato telefonicamente, il protagonista della vicenda è apparso lucido e molto cosciente di quanto fatto e scritto: «So benissimo che con un rene si può vivere benissimo, mi sono documentato, mi auguro davvero che qualcuno mi chiami, non mi tiro certo indietro, inoltre trovo giusto poter aiutare una persona malata che con il mio rene e con il mio midollo osseo potrebbe vivere molto meglio. In cambio io voglio il denaro necessario per me per sopravvivere e tornare al mio paese in Puglia».

«MI SERVONO SOLDI PER TORNARE IN CAMPAGNA» – Disoccupato da tre anni, appena compiuti 57 anni, separato da tempo, l’estensore del messaggio si dice offeso dallo stato italiano: «sono andato a cercare lavoro in Regione, mi hanno detto che cercano 4mila persone tra operai, muratori, tecnici, ma che io non ho i requisiti. Questo è un paese maledetto, ipocrita nel quale uno può anche morire senza che a nessuno gliene importi nulla. Vorrei fuggire, ma con i 100mila euro che potrei avere in cambio di un rene, comincerei con il ritornare in campagna, dalle mie parti, laggiù è un paradiso in confronto a questa citta».

E mi veniva da pensare alle devastanti sofferenze che la nostra società ci infligge per mantenere lo status quo.

4 comments October 18th, 2008

Francesco Guccini – Il Sociale e L’Antisociale

Ho scoperto questo video un po’ per caso, da un amico su Facebook. Devo ammetterlo, nonostante io conosca Francesco Guccini di fama e, per quel poco che so, lo reputi un ottimo cantautore, non ho mai avuto estesa occasione di ascoltare un suo album. Credo di aver cambiato idea 😉
La canzone che segue, intitolata appunto Il Sociale e L’Antisociale, è tratta da Folk beat n. 1, il primo album dell’autore modenese: era il 1967 (converrete con me, un anno un po’ particolare). Non commento il testo in quanto non credo ce ne sia bisogno: ammetto però di sentire una forte empatia per il personaggio dell’antisociale.

Il testo è qui sotto…

Sono un tipo antisociale, non m’importa mai di niente,
non m’importa dei giudizi della gente.
Odio in modo naturale ogni ipocrisia morale,
odio guerre ed armamenti in generale.
Odio il gusto del retorico, il miracolo economico
il valore permanente e duraturo,
radio a premi, caroselli, T.V., cine, radio, rallies,
frigo ed auto non c’è “Ford nel mio futuro”!

E voi bimbe sognatrici della vita delle attrici,
attenzione da me state alla lontana:
non mi piace esser per bene, far la faccia che conviene
poi alla fine sono sempre senza grana…

Odio la vita moderna fatta a scandali e cambiali,
i rumori, gli impegnati intellettuali.
odio i fusti carrozzati dalle spider incantati
coi vestiti e le camicie tutte uguali
che non sanno che parlare di automobili e di moda,
di avventure estive fatte ai monti e al mare,
Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego,
mentre io mi metto quello che mi pare…
Sono senza patrimonio, sono contro il matrimonio,
non ho quello che si dice un posto al sole;
non mi piaccion le gran dame, preferisco le mondane
perchè ad essere sincere son le sole…

Non mi piaccion l’avvocato, il borghese, l’arrivato,
odio il bravo e onesto padre di famiglia
quasi sempre preoccupato di vedermi sistemato
se mi metto a far l’amore con sua figlia…

Sono un tipo antisociale, non ho voglia di far niente,
sulle scatole mi sta tutta la gente.
In un’isola deserta voglio andare ad abitare
e nessuno mi potrà più disturbare
e nessuno mi potrà più disturbare
e nessuno mi potrà più disturbare…

Non amo viver con tutta la gente, mi piace solo la gente “bene”:
come si dice comunemente “bene si nasce non si diviene”…
c’è chi nasce per le scienze o per le arti: io sono nato solamente per i party la lalalala…lalalala

Amo oltremodo parlare male, fare il maiale con le ragazze,
la Pasqua vado in confessionale e tutte quante per me vanno pazze
perchè fra i “bene” poi non conta l’astinenza, basta ci sia soltanto l’apparenza la lalalala…lalalala

Quindi non curo la mia intelligenza, la gente bene con questo non lega,
ma alle canaste di beneficenza so sempre tutto sull’ultimo”Strega”:
l’intelligenza c’è sol coi milioni e ammiro i film di Monica e Antonioni la lalalala…lalalala

Sono elegante ed è inutile dire che le mie vesti son sempre curate
perchè senz’altro è importante vestire, perchè è la tonaca che fa il frate…
In fondo poi due cose hanno importanza e sono il conto in banca e l’eleganza la lalalala…lalalala

Andiamo matti per cocktail e feste, amo oltremodo le donne mondane:
non fraintendete non parlo di “quelle”, star con la gente più in basso sta male…
non ho rapporti con i proletari… soltanto a tarda notte lungo i viali la lalalala…lalalala…lalalala

Ma non trascuro la scienza umanista e si può dire che sono impegnato,

anzi alle volte sono comunista, ma non mi sono sempre interessato:
la lotta delle classi sol mi va per far bella figura in società la lalalala..lalalala…

Non si può dire che sia clericale, come Boccaccio amo rider dei frati,
ma ossequio sempre lo zio cardinale e vado a messa nei dì comandati.
Il mio credo vi dico brevemente: pensare a ciò che può dire la gente la lalalala…lalalala…lalalala

La gente “bene” è la mia vera patria, la gente “bene” è il mio unico Dio,
l’unica cosa che ho sempre sognata, la sola cosa che voglio io…
è solo essere un bene sempre ed ora e tutto il resto vada alla malora la lalalala…lalalala
la lalalala…lalalala…

Add comment October 17th, 2008

Lamento eroico (di un ingegnere)

Perché, perché..?
Perché, perché sei il mio ininterrompibile ciclo di idle e riempi ogni istante della mia vita che non riesco a tenere occupato, mentre dovresti occupare l’intero tempo di CPU di ben altri pensatori?
Perché, perché sei il mio costante rumore di fondo e disturbi ogni mia trasmissione, mentre dovresti essere allo stesso tempo onda portante ed onda portata di ben altre stazioni?
Perché, perché sei la mia inevitabile busy form of waiting e non posso fare altro mentre sono in attesa di te, mentre dovresti essere piacevole interruzione asincrona?
Perché, perché sei mio terribile anticoagulante ed impedisci alle mie ferite di rimarginarsi, mentre dovresti essere linfa vitale di ben altri organismi?
Perché, perché sei la mia istruzione NOP e quando mi dedico a te continuo a non eseguire nulla, mentre dovresti essere istruzione attiva di ben altri esecutori?
Perché, perché sei mia complicata spline e mi costringi ad interpolare momenti così distanti fra loro, mentre dovresti essere semplice regressione lineare di ben altri calcolatori?
Perché, perché sei mio ricorrente backtrack e mi obblighi a riconsiderare affermazioni fatte nel passato, mentre dovresti essere immediata soluzione di ben altri problemi?
Perché, perché sei mia continua corrente di sottosoglia ed incessantemente mi rubi energie, mentre dovresti essere sorgente di energia per il mondo intero?

Perché, perché lo sento? E, soprattutto, perché lo scrivo?

Ascolti del momento: Lamento Eroico (Rhapsody), Stairway To Heaven (Led Zeppelin), Lithium (Evanescence), Over the Hills and Far Away (Gary Moore, poi Nightwish), La quadriglia (Gianni Ciardo), Sacco e Vanzetti (Francesco De Gregori).

Add comment October 15th, 2008

Kenshiro

Per la serie “il passato che ritorna”, l’indimenticabile sigla italiana dell’altrettanto intramontabile anime di Ken il Guerriero (Kenshiro è il nome originale). Il video è un po’ lamerozzo: in effetti, è l’audio (ed il testo) quello che conta.

EDIT: ho aggiornato il video, ché il precedente era no longer available

Mai, mai scorderai
l’attimo, la terra che tremò.

L’aria s’incendio’ e poi silenzio.
E gli avvoltoi sulle case sopra la città, senza pietà.

Chi mai fermerà la follia che nelle strade va?
Chi mai spezzerà le nostre catene?
Chi da quest’incubo nero ci risveglierà, chi mai potrà?

Ken, sei tu fantastico guerriero
sceso come un fulmine dal cielo.

Ken, sei tu il nostro condottiero…
e nessuno al mondo adesso è solo.

Ken sei libero, l’unico, l’ultimo angelo.
Ken sei l’energia, l’azzurra magia

Stella dell’Orsa Maggiore
Stella su di noi
Guerriero va!

Ken sei tu,
col pugno tuo più forte,
tu che hai messo KO la morte.

Ken sei tu,
l’acciaio nelle mani,
tu la mia speranza nel domani.

Mai, mai scorderai
l’attimo, la terra che tremò.

Mai, mai tu vivrai
i giorni felici.

Stella dell’Orsa Maggiore
Stella su di noi
Guerriero va!

Add comment October 14th, 2008

Guida pratica alla vita sul pianeta Terra, parte 4: il coraggio

Questo è un post scritto di getto, d’istinto, senza quella premeditazione che ha caratterizzato i miei precedenti messaggi. E, pertanto, non sarà altrettanto prolisso e ricco di citazioni. Per fortuna! 🙂
Riflettendo sugli avvenimenti della giornata (e della settimana in generale) non potevo che ripensare al concetto di coraggio.

  • Coraggio di sposarsi, ad esempio. Non che io necessariamente approvi questo tipo di unioni (parlo di quelle civili, dato che quelle religiose non sono mia materia), ma dimostrare di volersi occupare di una persona per tutta la vita è lodevole. Complimenti a chi si sentirà toccato da questo messaggio. 😉 Anche se mi sento obbligato a citare il buon De André: e tanti auguri per chi ci è caduto, di mantenersi felice e cornuto. Dove con cornuto non faccio generico riferimento ai tradimenti (sui quali si potrebbe, volendo, dibattere), ma alle sconfitte di varia dimensione che bisogna accettare quando sposati (parlo per ipotesi, chiaramente).
  • Coraggio di fare cose nuove. Di saper trovare nuove vie e non abbattersi perché alcune di esse collassano, anche se non ne capiamo il perché. Per casualità (cioè per inestricabile coincidenza di concause fuori dal nostro controllo) o per reale macchinazione? Coraggio di scoprirlo, magari cercando di restare nell’ombra (che è sempre una bella cosa).
  • Coraggio di fare i conti con se stessi. Per la serie “quando la mente dice una cosa e le sensazioni un’altra”, oppure quando si cerca per lungo tempo di fare cose che si credono giuste, aspettando che il coraggio si materializzi da sé. No, non funziona così. Il “momento giusto” non esiste: il coraggio non si aspetta, si crea. Vuoi che venga a dirtelo di persona?

E quando sentirai le fondamenta stesse della Terra vibrare per ogni tua azione, saprai che sei un uomo (donna) coraggioso (coraggiosa).

1 comment October 12th, 2008

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