Guida pratica alla vita sul pianeta Terra, parte 1: la malinconia

September 21st, 2008 at 05:50pm dark

Qualche tempo fa, leggevo sul blog di un amica (!) questo intervento:

siate felice e sorridenti…la vita è troppo breve per essere tristi e malinconici

Ovviamente non potevo lasciarmi sfuggire un’occasione del genere per riflettere sul significato personalissimo che assegno alla malinconia nella mia (complessa?) cosmologia.

Come sempre mi piace fare, partirei dalla definizione che ne dà il dizionario:

malinconia
stato d’animo di vaga tristezza, di struggente inquietudine e depressione costanti, caratterizzato dalla propensione al pessimismo, alla chiusura in se stessi e alla meditazione: lasciarsi prendere dalla m.; caratteristica di ciò che suscita o esprime tale stato d’animo: la m. di un tramonto

Ammettendo che questa sia la definizione più comune del termine (cosa che ritengo abbastanza probabile), direi che è compatibile con lo stato nel quale trascorro i miei momenti migliori. Già, ho detto migliori, in quanto è proprio l’affinità di questo sentimento con la meditazione che ne fanno il mio rifugio, neanche tanto segreto. Mi spiego meglio.
L’eccessiva felicità ed il “vivere il momento”, a mio parere, ci impediscono di avere una prospettiva completa della nostra esistenza, in quanto l’ebbrezza dei sensi tipicamente offusca la nostra vista ed annebbia le nostre prospettive. Quanto frequentemente capita di fare qualcosa, “presi dal momento”, che in seguito si scopre essere stata una scelta affrettata? Qualcuno mi dirà che l’essenza della vita sta esattamente in questa imprevedibilità e spensieratezza, e gli darei parzialmente ragione: in ogni caso continuerei a sostenere che concentrarsi sul presente senza pensare al futuro è una scelta sbagliata, a priori.
Abbandonarsi alla potenza della malinconia non è un modo per rendersi tristi, ma, piuttosto, il modo per annullare (o cercare di farlo) le inferenze esterne e riuscire ad analizzare e godere del mondo nella sua realtà.
A questo punto, non posso non citare la fase del pessimismo cosmico di Giacomo Leopardi (che rimpiango di non aver approfondito a sufficienza, per mia colpa, durante i miei studi liceali). La ginestra è, direi quasi banalmente, uno dei suoi componimenti che più mi ha impressionato e formato.

Tipicamente, la risposta che si dà a questi ragionamenti è quella di essere eccessivamente attaccati al lato razionale dell’esistenza, senza considerare la componente impalpabile ed irrazionale delle pure sensazioni. Non godere di queste ultime e rifugiarsi nella ragione, si dice in genere, è un atto di quasi codardia, mista ad inadeguatezza alla vita ed alla società, quindi sarebbe egualmente scontato ed errato che da tali ragionamenti ne scaturisca un desiderio di solitudine.
È proprio la società, risponderei, che inebriandoci di gioia e sovraccaricandoci di metodi per raggiungerla, punta alla propria conservazione, ma in modo corrotto e putrido. Festeggiare e darsi alla gioia sfrenata è dimenticarsi di chi non arriva alla fine del mese, chi muore di freddo nelle strade d’inverno, chi muore di fame perché non ha diritto od accesso a fonti di sostentamento, chi, in silenzio, costruisce, mantiene funzionanti e sostituisce quando rovinati tutti i meccanismi che ci permettono, ogni giorno, di vivere la nostra vita. È la società nella quale vige la legge del padrone e dello sguattero, retaggio delle nostre naturali origini competitive, che crediamo di aver sostituito con la felicità generalizzata inventando la democrazia, la giustizia e la libertà.

Per questo, e chi mi conosce forse lo sa (ma in ogni caso non importa), non mi troverete molto spesso nel mezzo di una compagnia numerosa, o al centro di un ballo sfrenato, o sulle gradinate di uno stadio. Preferisco chiudere la fila, osservando e riflettendo sulle interazioni sociali; preferisco uno sparuto gruppo di amici affiatati, sui quali poter contare; preferisco restare in disparte, osservando gli altri (anche gli amici) perdere se stessi in qualsivoglia oppio preferiscano.
Ed è per questo che preferisco le storie che finiscono male, che evitano di illuderci e ci mostrano la realtà come è, lasciando a noi il compito di riemergere con forza dai nostri fallimenti, senza lasciarci intendere che tutto si risolverà da solo per intervento divino.

Nonostante tutto, però, continuo a perdermi nel suo sorriso, nelle sue “esse” sibilate e nelle sue “i” acute, nei suoi discorsi sul mondo: ma questo non riesco ancora a spiegarmelo.

Ascolto consigliato: Le passanti, tratto dall’album Canzoni di Fabrizio De André (che non credo abbia bisogno di ulteriori presentazioni). Inoltre, suppongo che il testo si commenti adeguatamente da solo, anche perché ogni mio tentativo di farne una parafrasi ne intaccherebbe la perfezione.

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

Entry Filed under: Free (as in freedom) thoughts,Italian

4 Comments Add your own

  • 1. steffoz  |  September 25th, 2008 at 23:44:40

    E’ ovvio che questo è uno dei temi che maggiormente caratterizzano uno stile di vita, e più in generale, una persona. Dunque è perfettamente plausibile tutto il tuo ragionamento.
    Tuttavia, non posso non notare un qualcosa di forzato, almeno secondo il mio punto di vista.
    Perchè non c’è proprio nulla di male a vivere per un paio d’ore al giorno a cervello spento, abbandonandosi totalmente, a tutto e a tutti.
    Non sempre pensare al futuro porta a scelte corrette, anche perchè in questo cazzo di mondo vige la totale casualità, dunque, a dirla tutta, qualsiasi scelta in realtà potrebbe rivelarsi ugualmente valida. E non è un discorso filosofico, possiamo rendercene conto ogni giorno, semplicemente tendiamo a ignorare questo piccolo dettaglio.
    Inoltre, sai bene come il cervello riesca a convincerci delle più grandi assurdità, dunque non gli darei troppo affidamento, almeno in situazioni di forte interazione con altri umani. Non è in grado di gestire tutti i segnali e ci fa fare troppi danni. Alla fine, siamo dei cazzo di umani.
    Il problema, piuttosto, è farcela. Farcela a riuscire ad abbandonarsi, a fidarsi di un momento, di una situazione, di un mondo che non è solo tuo, che non puoi minimamente controllare o capire fino in fondo.
    Io pure ho avuto e ancora ho molte difficoltà in questo senso, e forse si fa bene a temerlo, questo mondo, ma concorderai con me: sono quelli i momenti che ti fanno capire la bellezza di questa cosa assurda e insensata che è la vita.
    Sono quei momenti quelli che ti fanno crescere, che ti fanno godere, che ti fanno capire delle piccole verità certe. Che ti fan dire “non ci capisco un cazzo, però almeno sento caldo dentro. Cazzo, ho vissuto”.

    Scusa lo sclero ma questa tua apertura a questi discorsi mi ha riportato ad una fase simile della mia vita, neanche troppo lontana temporalmente.
    In ogni caso, continua così. Stai andando nella direzione giusta.
    Bella dark.


  • 2. dark  |  September 27th, 2008 at 17:27:20

    Non devi scusarti di nulla, steffoz, anzi mi fa piacere ricevere un commento ed allo stesso momento aver provocato in qualcuno una reazione che non sia l’indifferenza. 🙂
    Potrei essere parzialmente d’accordo sull’imprecisione delle nostre percezioni e dei ragionamenti che ne seguono, ma nel mondo del “caos” (inteso come inestricabile intreccio di variabili non sotto il nostro controllo) l’unica certezza (mi sbilancio) è la coscienza di sè nel presente. Probabilmente io stesso non credo al concetto appena espresso, ma indica chiaramente in quale direzione pieghi la mia cosmologia.
    Infine, condivido il problema del “riuscire a farcela”. Tutto sta a non avere nulla da perdere, o ad accettare il potenziale danno. Ma di questo riparliamone tra un mesetto… vedremo se qualcosa sarà cambiato (spero di sì 😉 ).


  • 3. Piero  |  October 1st, 2008 at 20:53:16

    Ciao Dark, sono capitato qui “per caso” ed ho letto queste riflessioni che mi hanno fatto un po pensare.
    Volevo solo dire che condivido molti dei tuoi pensieri, e aggiungere qualche riflessione che mi è passata per la testa: come dici tu molte persone hanno paura di vivere stati di malinconia o anche di semplice meditazione (le due cose sono alquanto collegate…) e per questo preferiscono “distrarsi” e lasciarsi prendere dal divertimento, dalla risata sfrenata, dalla ricerca del piacere. Tanto più che durante questi momenti di euforia (che personalmente, nonostante sia una persona abbastanza riflessiva, mi è capitato di vivere qualche volta) ci si dimentica anche della sofferenza fisica (devo metterci per forza questa parola in ogni mio discorso ;-p) e mentale di chi ci sta accanto: come scrivi tu ci sono tanto persone che vivono situazioni di fame, miseria, dimenticanza e personalmente ritengo ingiusto che persone, esseri umani esattamente come me non abbiano la possibilità (e le basi) per la propria felicità. (vabbè è un po sgramamticato il pensiero)
    Io credo che i momenti di malinconia e tristezza siano utili nella vita, perchè consentono di riflettere sulla propria condizione, su quella di chi ci è accanto, su come affrontare un problema. Credo anche però che la malinconia sia un sentimento da controllare, in un certo senso, cioè bisogna evitare secondo me di lasciarsi sopraffare o opprimere. In buona sostanza è una cosa con cui convivere serenamente, secondo me.
    Un altro pericolo che si corre secondo me è di chiudersi in se stessi: ben vengano i momenti di solitudine e riflessione, però bisogna stare attenti a non isolarsi e perdere di vista gli altri, senza i quali credo che sia difficile (o forse impossibile? non so…) vivere.
    Tutto questo per dire, riassumendo, che la malinconia secondo me è un sentimento da non allontanare da noi, da non averci paura, che ci può anche tornare utile per essere più consapevoli di noi stessi e della nostra condizione e natura. Allo stesso modo però vorrei aggiungere che anche un po di “sana” allegria non guasta (che, per quel che ti conosco, anche tu non disdegni): purchè anche questa sia vissuta con consapevolezza secondo me. Anzi un atteggiamento di sorriso lo ritengo altrettanto utile nei confronti degli altri, ma anche di se stessi.
    Spero di essermi espresso al meglio, anche se su certi argomenti l’ideale è parlare di persona, dove ci si può spiegare un po meglio, soprattutto sui termini che si usano e sui significati che gli si da. Comunque mi farebbe piacere approfondire l’argomento (sembra un esame…), quando ci vedremo (chissà…).
    Era dai tempi della Fontana che non scrivevo un testo così lungo…ah no, ho fatto la tesi anche…;-)

    PS: bellissima quella canzone!…è tra le mie preferite (e in buonissima compagnia 😉 del grande Faber


  • 4. dark  |  October 2nd, 2008 at 14:17:24

    Grazie del commento Piero!
    Partendo con le facezie, mi ha fatto piacere leggere i vari “fisica”, “in buona sostanza”, “Fontana”… mi riportano indietro di qualche anno 😉
    Credo, comunque, che molto probabilmente siamo d’accordo su molte cose, cioè sul dosare i nostri momenti, saper scegliere con chi e quanto divertirsi e quando invece restare soli con se stessi.
    Già, è quando ci vedremo? 🙂


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