Archive for September, 2008

Grazie

A costo di risultare ridondante, una serie di ringraziamenti dovuti, scritti prima che le sensazioni di questa mattina lascino il passo alle preoccupazioni del domani.

  • Grazie, genitori miei, fratello mio, per la festa dello scorso fine settimana, per l’amore, il supporto, l’affetto e la comprensione che mi avete dato in tutti questi anni.
  • Grazie, amici ed amiche di vecchia e nuova data, per le serate trascorse in modo spensierato (…insomma…) in questi giorni di settembre.
  • Grazie, Vale, emigrata come me, per la ritrovata compagnia, per la cena di collegio e per i brevi momenti di allegria trascorsi recentemente, con la speranza che altri e più numerosi ne seguano a breve.
  • Grazie, Paola, per le serate trascorse assieme negli ultimi mesi e per aver implicitamente dimostrato che la diversità non è distanza, ma condivisione. E grazie per averci infettati con la tua paolite. 😉
  • Grazie, Luca, per le risate dei giorni d’estate ed i nostri taciti accordi di non sovrapposizione: che la buona sorte ti accompagni nella nuova esperienza universitaria e la perseveranza e l’occasione ti rendano cavaliere al servizio di ciò che desideri.
  • Grazie, Ciccio, nostro infaticabile Caronte e fotografo ufficiale, per aver silenziosamente letto nei miei pensieri ed aver guidato lentamente al ritorno da Alberobello, allungando la mia fugace percezione del Paradiso prima del ritorno nei ribollenti e tumultuosi fiumi dell’Inferno.
  • Grazie, bella e terribile essenza del creato, per l’infinita amicizia, comprensione e sopportazione, per gli infiniti mal di stomaco che mi procuri e per il tuo effetto salvifico sulla mia determinazione: ti chiedo di farti valere, sempre, e ti auguro che il tuo compagno, i tuoi amici, i tuoi cari ed il mondo tutto abbiano per te amore ed affetto non minore di quello che tu, esistendo, doni loro.

Grazie.

5 comments September 29th, 2008

Hasta la victoria siempre

Vaccino: inoculato
Reazioni immediate verificatesi: attese e di entità trascurabile
Condizioni del paziente: stabili, ma se ne consiglia stretta osservazione ancora per qualche giorno
Cura a lungo termine: si suggerisce aria di montagna, o smog di città prossimo alle stesse, secondo disponibilità
Note: Fino alla vittoria, sempre

Add comment September 27th, 2008

Il momento del richiamo

In questo momento, se tutto va bene, dovrei essere in volo verso casa, per passarci il fine settimana (e probabilmente per questo motivo non aggiornerò il blog per qualche giorno).

È necessario che io torni a casa per un’importante anniversario di famiglia, ma anche (lo ammetto) perché ho bisogno di un richiamo… “richiamo” in senso medico !

Richiamo
4 Tecnico-Specialistico medicina, nuova inoculazione di un vaccino per consolidare uno stato di immunità, acquisito con una medesima precedente iniezione

da: Dizionario De Mauro

Add comment September 26th, 2008

Thinking ahead

Il mio problema è che penso troppo. Forse.
E non posso che pensare allo stickyman di XKCD.

XKCD - Thinking ahead
(Click per la vignetta a dimensione intera)

Add comment September 25th, 2008

Between joy and ashes

Se questo mio messaggio è apparso in questa esatta maniera, vuol dire che in questo momento sono conteso tra una forte gioia ed una profonda mancanza.

  • Forte gioia perché ho infine ritrovato un’amica che avevo colpevolmente trascurato negli anni passati; per colpa non solo mia, potrei sostenere a mia parziale scusa, ma saprei che in tal modo mentirei a me stesso.
  • Profonda mancanza perché, nonostante tutti i miei tentativi, i miei successi ed i miei fallimenti, sento ancora un profondo legame con una confidente per me importantissima. Ogni giorno mi interrogo se la forza del nostro rapporto abbia ragion d’essere (lo spero), od invece sia la malsana derivazione di qualcosa del passato (anche qui, per sola colpa mia). Ed il conteggio dei giorni sta per arrivare alla sua terminazione.

Se questo messaggio non è apparso… beh, vuol dire che tu sei me, e che sei (sono) qui per correggere qualcosa di quanto sopra. Ma spero non sia così.

Add comment September 24th, 2008

Guida pratica alla vita sul pianeta Terra, parte 1: la malinconia

Qualche tempo fa, leggevo sul blog di un amica (!) questo intervento:

siate felice e sorridenti…la vita è troppo breve per essere tristi e malinconici

Ovviamente non potevo lasciarmi sfuggire un’occasione del genere per riflettere sul significato personalissimo che assegno alla malinconia nella mia (complessa?) cosmologia.

Come sempre mi piace fare, partirei dalla definizione che ne dà il dizionario:

malinconia
stato d’animo di vaga tristezza, di struggente inquietudine e depressione costanti, caratterizzato dalla propensione al pessimismo, alla chiusura in se stessi e alla meditazione: lasciarsi prendere dalla m.; caratteristica di ciò che suscita o esprime tale stato d’animo: la m. di un tramonto

Ammettendo che questa sia la definizione più comune del termine (cosa che ritengo abbastanza probabile), direi che è compatibile con lo stato nel quale trascorro i miei momenti migliori. Già, ho detto migliori, in quanto è proprio l’affinità di questo sentimento con la meditazione che ne fanno il mio rifugio, neanche tanto segreto. Mi spiego meglio.
L’eccessiva felicità ed il “vivere il momento”, a mio parere, ci impediscono di avere una prospettiva completa della nostra esistenza, in quanto l’ebbrezza dei sensi tipicamente offusca la nostra vista ed annebbia le nostre prospettive. Quanto frequentemente capita di fare qualcosa, “presi dal momento”, che in seguito si scopre essere stata una scelta affrettata? Qualcuno mi dirà che l’essenza della vita sta esattamente in questa imprevedibilità e spensieratezza, e gli darei parzialmente ragione: in ogni caso continuerei a sostenere che concentrarsi sul presente senza pensare al futuro è una scelta sbagliata, a priori.
Abbandonarsi alla potenza della malinconia non è un modo per rendersi tristi, ma, piuttosto, il modo per annullare (o cercare di farlo) le inferenze esterne e riuscire ad analizzare e godere del mondo nella sua realtà.
A questo punto, non posso non citare la fase del pessimismo cosmico di Giacomo Leopardi (che rimpiango di non aver approfondito a sufficienza, per mia colpa, durante i miei studi liceali). La ginestra è, direi quasi banalmente, uno dei suoi componimenti che più mi ha impressionato e formato.

Tipicamente, la risposta che si dà a questi ragionamenti è quella di essere eccessivamente attaccati al lato razionale dell’esistenza, senza considerare la componente impalpabile ed irrazionale delle pure sensazioni. Non godere di queste ultime e rifugiarsi nella ragione, si dice in genere, è un atto di quasi codardia, mista ad inadeguatezza alla vita ed alla società, quindi sarebbe egualmente scontato ed errato che da tali ragionamenti ne scaturisca un desiderio di solitudine.
È proprio la società, risponderei, che inebriandoci di gioia e sovraccaricandoci di metodi per raggiungerla, punta alla propria conservazione, ma in modo corrotto e putrido. Festeggiare e darsi alla gioia sfrenata è dimenticarsi di chi non arriva alla fine del mese, chi muore di freddo nelle strade d’inverno, chi muore di fame perché non ha diritto od accesso a fonti di sostentamento, chi, in silenzio, costruisce, mantiene funzionanti e sostituisce quando rovinati tutti i meccanismi che ci permettono, ogni giorno, di vivere la nostra vita. È la società nella quale vige la legge del padrone e dello sguattero, retaggio delle nostre naturali origini competitive, che crediamo di aver sostituito con la felicità generalizzata inventando la democrazia, la giustizia e la libertà.

Per questo, e chi mi conosce forse lo sa (ma in ogni caso non importa), non mi troverete molto spesso nel mezzo di una compagnia numerosa, o al centro di un ballo sfrenato, o sulle gradinate di uno stadio. Preferisco chiudere la fila, osservando e riflettendo sulle interazioni sociali; preferisco uno sparuto gruppo di amici affiatati, sui quali poter contare; preferisco restare in disparte, osservando gli altri (anche gli amici) perdere se stessi in qualsivoglia oppio preferiscano.
Ed è per questo che preferisco le storie che finiscono male, che evitano di illuderci e ci mostrano la realtà come è, lasciando a noi il compito di riemergere con forza dai nostri fallimenti, senza lasciarci intendere che tutto si risolverà da solo per intervento divino.

Nonostante tutto, però, continuo a perdermi nel suo sorriso, nelle sue “esse” sibilate e nelle sue “i” acute, nei suoi discorsi sul mondo: ma questo non riesco ancora a spiegarmelo.

Ascolto consigliato: Le passanti, tratto dall’album Canzoni di Fabrizio De André (che non credo abbia bisogno di ulteriori presentazioni). Inoltre, suppongo che il testo si commenti adeguatamente da solo, anche perché ogni mio tentativo di farne una parafrasi ne intaccherebbe la perfezione.

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

4 comments September 21st, 2008

Angelo Branduardi

Come avevo brevemente annunciato, dedico un breve messaggio ad una nuova voce nel mio panorama musicale: Angelo Branduardi.

Conoscevo Branduardi di fama, ma non avevo mai provato una particolare motivazione per cominciare ad ascoltare le sue composizioni. Ad inizio estate, invece, ho iniziato ad ascoltare i primi album di Caparezza, ed in particolare il suo (acerbo?) “Caparezza ?!”: in particolare mi ha interessato il singolo La fitta sassaiola dell’ingiuria. Mentre ne leggevo l’articolo su Wikipedia, restavo colpito dai versi estratti da “Confessioni di un malandrino” di Branduardi:

Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell’ingiuria,
l’agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.

(che era un po’ il mio mood ad inizio estate)
Ho fatto un giro di chiamate tra gli amici ed ho recuperato due raccolte: Confessioni di un malandrino, Il meglio di Angelo Branduardi e The Platinum Collection.

Ho iniziato ad ascoltarle con spirito di scoperta e quasi di avventura. Immediatamente sono stato catturato dal suono medievaleggiante, a tratti cortese, a tratti rustico, delle sue composizioni. L’uso che Branduardi fa di strumenti musicali del passato, o comunque dal suono evocativo (liuti e violini in primis), ne fanno un ottimo accompagnamento per i miei pensieri. Qualche momento dopo sono i testi delle canzoni a colpirmi: innanzitutto la ricca e mai banale scelta dei vocaboli (un esempio su tutti è proprio Confessioni di un malandrino), ma anche le tematiche trattate (molte delle quali tratte da ballate, poesie o composizioni del passato più o meno remoto) sono molto accattivanti. Si passa dalla lotta tra vita e morte di “Ballo in Fa diesis minore” ai ricordi di un poeta di origini campagnole di “Confessioni di un malandrino”, dalla solennità de “Il signore di Baux” alla frivolezza de “Alla fiera dell’Est”, dal struggente racconto de “Nel giardino dei salici”, passando per l’antichissima melodia di “Scarborough fair”, per concludere con la forte presa di posizione di “Cogli la prima mela”.

Per chiudere, un assaggio dell’estro del maestro: La signora dai capelli neri ed il cacciatore. Questo singolo canta la storia di un cacciatore che non riesce più a cacciare perchè una “dark lady”, bella, terribile e dai capelli neri, lo ha stregato e gli occupa tutti i pensieri. Lui ne è distratto e non riesce a “prendere la sua preda”, pertanto fantastica di poter fuggire con lei; anche se, si evince dal testo, le uniche cose che riesce ad ottenere alla fine sono solo una delusione sentimentale ed la perdita della preda che egli stava inizialmente cacciando.

La collina non salirò
e la mia preda perderò,
se ne è andata la mia voce
e non posso più dormire…
La Signora dai capelli neri
sempre mi torna alla mente
ed io so che non prenderò
la mia preda.

lo non ero con lei sul monte
quando il vento ci chiamava
io non ero con lei nel bosco,
nell’oscurità nascosto…
La Signora dai capelli neri
sempre mi torna alla mente
ed io so che non prenderò
la mia preda…

Vorrei amarti, mia bella Signora.
vorrei sposarti, se Dio lo vorrà,
con te partire all’Olanda lontana…
Mi hai preso il cuore e la mia preda perderò.

Non ho più la mia fortuna
e non riesco a prendere sonno.
Il mio cuore ora è turbato
e io presto sarò grigio.
La Signora dai capelli neri
sempre mi torna alla mente
ed io lo so che non prenderò
la mia preda…

Nella mente ci sei sempre tu
e contro tutti ti avrò
e poi con tè io viaggerò,
traversando il mare…

Add comment September 20th, 2008

Blogging spree

A giudicare dal calendario qui alla destra della pagina, credo proprio di essere in una “blogging spree” o “frenesia da messaggio”, se mi concedete la traduzione. Rispetto alla mia media produttiva degli scorsi periodi, credo di aver saltato qualche ordine di grandezza 🙁
Le motivazioni potrebbero essere tante (a partire da quelle espresse negli ultimi post), considerando che ho in mente idee per qualche giorno da qui in avanti; il vostro (tuo?) interesse, non lo posso prevedere. Il mio futuro, ancora meno (ma credo che continuerò, probabilmente con un ritmo ridotto, anche nei prossimi mesi, fitti d’impegni).
Grazie della visita e buona giornata

Add comment September 18th, 2008

La descrizione di un attimo

Giusto perché non era stato ancora pubblicato e mi sento in dovere di farlo…

Pur riservandomi di ripetere questa valutazione tra un po’ di tempo e senza voler esprimere giudizi generali sui Tiromancino, questa canzone è molto “azzeccata”, così come le scelte di ripresa e montaggio dell’autrice del video. Infine, il passaggio con il mandolino è superbo.

E sto tornando a contare i giorni…

1 comment September 17th, 2008

A tribute to Richard Wright

The news caught me this morning, even if the tragedy occurred yesterday afternoon: Richard Wright, the Pink Floyd keyboardist, has passed away on 15 September 2008, struggling against cancer.
Being the band fan I am, I cannot think again to all the wonderful music that they have composed together. Given my current mood, I guess that Wish You Were Here is the best one…

So, so you think you can tell Heaven from Hell,
blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail?
A smile from a veil?
Do you think you can tell?
And did they get you to trade your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?
And did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage?
How I wish, how I wish you were here.
We’re just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year,
Running over the same old ground.
What have you found? The same old fears.
Wish you were here.

In my eyes, this is a great melancholic song dedicated to those who suffer from distance (both geographical and metaphoric) and alienation, with a subtle suggestion to never give up. Never. Give the best of yourself to those who deserve it.

Add comment September 16th, 2008

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